Era stato arrestato nel 2019, aveva trascorso 909 giorni in stato di detenzione ed era stato condannato in primo grado a dieci anni di reclusione. Poi l’assoluzione, diventata definitiva, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Per la Corte d’Appello di Torino, però, Marco Sorbara non ha diritto al risarcimento per ingiusta detenzione. La quarta sezione penale della Corte ha infatti rigettato l’istanza presentata dal commercialista aostano, oggi consigliere regionale di Forza Italia in Valle d’Aosta, coinvolto nel processo “Geenna” sulla presenza della ’ndrangheta nel Nord Italia.

La Corte: “La richiesta è infondata”

Secondo quanto anticipato dalla Tgr Valle d’Aosta, i giudici torinesi hanno ritenuto “infondata” la domanda di riparazione avanzata da Sorbara. Nell’ordinanza viene sottolineato che la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte d’Appello il 19 luglio 2021 non avrebbe escluso il verificarsi di alcuni fatti emersi durante il procedimento. In particolare, secondo i giudici, la decisione assolutoria “non ha escluso il verificarsi di certi accadimenti storici e non ha smentito la portata di alcuni elementi di prova utilizzati dal giudice della cautela a sostegno del grave quadro indiziario”. Elementi rispetto ai quali, si legge ancora nel provvedimento, potrebbe essere mosso a Sorbara “un rimprovero a titolo di colpa grave”. Una valutazione che, secondo la Corte, impedirebbe il riconoscimento dell’indennizzo per l’ingiusta detenzione.