L’uomo era stato assolto dopo 209 giorni. La Cassazione gli dà ragioneRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciSi è fatto più di duecento giorni di carcere dopo essere stato arrestato per detenzione di banconote false finalizzata alla loro messa in circolazione, salvo poi essere dichiarato innocente dal Tribunale. Ora, per quell’ingiusta detenzione, la sua richiesta di indennizzo per riparare all’ingiusta detenzione dovrà essere nuovamente esaminata, dopo che il primo niet arrivato dalla Corte d’Appello genovese nei giorni scorsi è stato annullato dalla Corte di Cassazione. Protagonista della vicenda è un 63enne originario di Milano ma da tempo trapiantato nello Spezzino, assistito dall’avvocato Luigi Fornaciari Chittoni (nella foto). La vicenda ha inizio nell’ottobre del 2020. L’uomo fu arrestato dai carabinieri di Carrara dopo essere stato fermato in strada all’altezza del confine tra il territorio di Carrara e quello di Luni. A bordo dell’auto sulla quale viaggiava, i militari trovarono uno zainetto stracolmo di banconote false: 31.130 euro, tutti in tagli da 20 e da 50 euro, con numero seriale progressivo. L’uomo, sin da subito, disse di aver ricevuto lo zainetto poco prima da un conoscente e averne ignorato il contenuto. La svolta arriva nel luglio del 2021, quando l’uomo fu assolto dal tribunale di Massa perché il fatto non costituisce reato, con conseguente dichiarazione di perdita di efficacia della misura cautelare, durata per ben 209 giorni. L’uomo così non ha esitato a bussare al tribunale per chiedere un indennizzo quale riparazione per l’ingiusta detenzione, ma la Corte d’Appello di Genova respinse la domanda, ritenendo che il comportamento dell’uomo integrasse una condotta volontaria e illecita, pienamente idonea in sede cautelare a fondare la sussistenza di gravi indizi del reato contestato e che lo stesso avesse pertanto certamente concorso a dare causa, con il proprio comportamento, alla privazione della sua libertà.