La Corte d'Appello di Roma (foto ministero della Giustizia)

"La riparazione per ingiusta detenzione non è un premio ma un atto di civiltà giuridica. Abbiamo finalmente restituito al mio assistito l'onore che gli era stato tolto". Così l'avvocato del Foro di Roma Carol Richichi commenta l'ordinanza con la quale la Corte d'Appello ha condannato il Ministero dell'Economia a risarcire il suo assistito - un uomo romano residente nella zona della Laurentina - con oltre 33mila euro per “ingiusta detenzione”.Accusato dall'allora compagna di maltrattamenti gravissimi - anche sui figli minori - la sentenza della Sezione Quarta Penale ha smontato punto per punto un'accusa pesantissima di maltrattamenti basata su "dichiarazioni calunniose ed elementi suggestivi". Dopo una richiesta (presentata il 26 settembre 2025) di 50mila euro a "titolo di indennizzo per l'ingiusta detenzione agli arresti domiciliari subita", l'uomo è stato risarcito con "la somma aritmetica calcolata moltiplicando € 117,91 per i giorni patiti, per un totale pari a € 33.486,44 (trentatremila quattrocentottantasei/44)".Ingiusta detenzioneA seguire il caso di "ingiusta detenzione" l'avvocato penalista specializzato in criminologia Carol Richichi, che ha dimostrato quanto le accuse di maltrattamenti nei confronti del suo assistito fossero ingiuste. Un risarcimento arrivato dopo che l'uomo era stato condannato dal gip del tribunale di Roma e sottoposto agli arresti domiciliari nel suo appartamento di Roma sud per ben 284 giorni (dal 12 maggio 2020 al 19 febbraio 2021).Come spiega l'avvocato Richichi, oltre ad aver inventato tutto, l'allora compagna dell'uomo, madre di due figli all'epoca dei fatti minorenni, e mamma di un'altra figlia avuta con l'uomo che aveva poi accusato di maltrattamenti, ha convinto i figli - ascoltati in sede protetta - a rendere dichiarazioni poi smontate nel corso del procedimento processuale. "Un caso di malagiustizia risolto positivamente - spiega il legale del Foro Romano - che merita di diventare di interesse pubblico visto l'interesse per il tema".In particolare l'uomo venne ritenuto colpevole in quanto: "Maltrattava la compagna e i figli della donna (avuti da precedenti relazioni) infierendo nei loro confronti con continui atti di violenza psicologica e fisica, alimentando, così, in loro un continuo stato di pressione psicologica e di prostrazione morale, che li faceva vivere in condizioni disagiate e pericolose".Aggressioni e insulti razzialiIn particolare, in più occasioni, anche davanti ai minori: "Aggrediva verbalmente la donna proferendo frasi del tipo "Tu sei la mia schiava e mi devi prendere le birre; quando dico che mi devi prendere la birra ti devi alzare senza dire niente" ed altre simili". Inoltre, secondo quanto riportato a suo tempo in sede processuale: "La aggrediva fisicamente picchiandola o tirandole oggetti addosso; offendeva la donna con frasi del tipo "Sei una deficiente, non sai dare un'educazione ai tuoi figli, non vali un cazzo, te sei pazza"; offendeva il minore proferendo frasi del tipo "Tu sei un negro bastardo, dimmi che sei il mio negro"; lo colpiva con schiaffi e pugni (…) lo afferrava per le orecchie; offendeva l'altra figlia della donna con frasi del tipo "allora fai schifo come tua madre, non chiamarmi mai più papà" e la colpiva con schiaffi sul sedere; mandava via di casa la donna e i due minori e da allora iniziava a minacciare la donna, a controllarla continuamente con messaggi e con WhatsApp e a seguirla. Con l'aggravante di aver commesso il fatto, oltre che in presenza e in danno di minori, anche nei confronti di minore con disabilità".L'ordinanza del maggio 2026A distanza di oltre sei anni dall'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, la Corte d'Appello di Roma (con ordinanza del maggio 2026) ha condannato il Ministero dell'Economia a pagare oltre 33.000 euro per ingiusta detenzione. In altre parole, il tribunale lo ha assolto con formula piena perché le accuse erano totalmente inventate, in quanto la donna aveva lasciato casa per un altro uomo.I motivi della decisioneCome si legge nell'ordinanza della Corte d'Appello, il tribunale ha accertato "la radicale infondatezza dell'impianto accusatorio posto a fondamento della misura cautelare degli arresti domiciliari applicata". “Il compendio indiziario riposava in via esclusiva sulle dichiarazioni accusatorie della persona offesa le quali, scrutinate nel contraddittorio dibattimentale, rivelavano plurime contraddizioni intrinseche e risultavano smentite da elementi obiettivi: la dichiarante ammetteva in controesame di aver abbandonato di propria iniziativa”.Dichiarazioni dei minori inattendibiliInoltre, le "dichiarazioni dei minori, assunte in incidente probatorio, presentavano marcati profili di inattendibilità, derivanti dalla mancata verifica peritale della capacità a testimoniare, dalle modalità irrituali di assunzione e da numerose discrasie sintomatiche di suggestione materna; la versione dell'imputato trovava, per converso, ampio riscontro nella documentazione difensiva e nelle convergenti deposizioni testimoniali". "Tale quadro" ha condotto "al proscioglimento dell'imputato (…) per insussistenza della prova oltre ogni ragionevole dubbio della penale responsabilità". Inoltre, l'accusato, tornato a vivere con la figlia avuta dalla donna che lo aveva accusato di maltrattamenti, ha tenuto "sin dall'interrogatorio di garanzia (…) un atteggiamento collaborativo e trasparente, estraneo a quei comportamenti - silenzio sospetto, mendacio, reticenza, autocalunnia, occultamento di prove a discarico - che la giurisprudenza individua quali indici tipici del concorso causale colposo nell'adozione del provvedimento restrittivo".Documento umano e giuridico di enorme valore"Questa ordinanza della Corte d'Appello di Roma è un documento giuridico e umano di enorme valore - conclude l'avvocato Carol Richichi - non solo riconosce un indennizzo importante (oltre 33.000 euro) per ingiusta detenzione, ma smonta punto per punto un'accusa pesantissima di maltrattamenti basata su dichiarazioni calunniose ed elementi suggestivi".