Non è la cifra in sé: 700 euro, in fondo briciole per lo Stato pagatore. Ma è la sostanza. E cioè il fatto che a dover sborsare per un soggetto che nel nostro Paese non avrebbe dovuto rimanere sono gli italiani tutti, compresi quelli in regola con le tasse, ligi con le scadenze e oberati dalla burocrazia. Settecento euro è la somma che il giudice del tribunale di Roma, Corrado Bile, ha stabilito come risarcimento per un migrante algerino che ha trascorso un mese «illegittimamente» nel Cpr di Gjader, in Albania, mentre avrebbe dovuto essere in un centro di Brindisi. Primo caso di rimborso ai danni del Viminale e prima vittoria per l’opposizione al governo Meloni che da mesi tuona contro i centri per migranti realizzati grazie alla collaborazione con il Paese di Edi Rama.
A Riccardo Magi e compagni infatti non sembra vero; il capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia, festeggia come se la multa inflitta al nostro ministero fosse di 700mila euro e non soltanto di 700, l’opposizione prende la palla al balzo per attaccare i Cpr oltre confine come «paradigma di politiche sull’immigrazione inefficaci e costose», mentre non c’è una sola parola sul rischio che questa decisione possa costituire un precedente e innescare una sorta di effetto domino anche per altri richiedenti asilo destinati comunque a strutture di reclusione ad hoc. Al contrario: per il centrosinistra, la condanna del Viminale ad opera del tribunale di Roma rappresenta una cartuccia in più da giocare nello scontro tra politica e magistratura, tutto fa brodo mentre infiamma la campagna per il voto.














