In quale Paese al mondo un immigrato illegale subisce 23 condanne, viene allontanato con un foglio di via ma, anziché essere cacciato o finire in galera per un bel po’, viene salvato dalla magistratura, che prima ne ordina il rimpatrio dall’Albania e poi lo fa risarcire dallo Stato? Facile: l’Italia. Dopo il danno, la beffa. Lui è giudicato «una figura caratterizzata da una persistente e concreta pericolosità sociale, in grado di costituire una minaccia per la pubblica sicurezza», come si legge nel provvedimento di allontanamento. Lo Stato però lo deve risarcire, come se il governo fosse il criminale e lui la vittima. La sentenza con la quale il Tribunale di Roma ha condannato l’Italia a pagare 700 euro di risarcimento al migrante algerino per essere stato portato nel centro profughi di Gjader, in Albania, anziché in quello di Brindisi, ha il sapore di un calcio assestato dalla magistratura al ministero dell’Interno.

L’uomo è stato trasferito con le fascette ai polsi e per il periodo in cui è rimasto dall’altra parte dell’Adriatico, meno di un mese, prima che un’altra sentenza ne ordinasse il ritorno in Italia, non ha potuto vedere i figli, dei quali da tempo peraltro non ha più la patria potestà: queste le motivazioni in base alle quali il giudice ha stabilito il risarcimento a carico del Viminale. Per dovere d’informazione, occorre ricordare che estensore del verdetto è la medesima toga che due anni fa condannò il nostro governo a risarcire cinque naufraghi che, salvati in acque libiche, erano stati riportati a Tripoli anziché traghettati verso le nostre coste. Più di recente, il magistrato ha tolto la sanzione alla trasmissione di Sigfrido Ranucci, punito per aver trasmesso le telefonate private tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie sulla vicenda di Francesca Boccia, attualmente rinviata a giudizio per svariati e infamanti capi d’imputazione.