Ha fatto 909 giorni di carcere da innocente e ha trasformato la sua rabbia di vittima di malagiustizia in forza, la forza di raccontare nelle scuole come si vive in una gabbia quattro passi per due, cioè le misure della cella dove fu sbattuto in isolamento con l’accusa di essere affiliato alla ‘Ndrangheta. Invece Marco Sorbara, ex assessore in Val d’Aosta, era innocente. Gli hanno distrutto la vita ma lui se l’è ripresa e ora parla di libertà ai ragazzi. Quella libertà che lo Stato ha deciso di dare, nel gioco della negoziazione con il Male, a Giovanni Brusca che invece mafioso lo era davvero.
Marco Sorbara è una delle tante vittime della malagiustizia, che è un termine che non significa nulla se non scendi in apnea a vederne i fondali scuri. Essere vittima di malagiustizia significa che un innocente diventa un mostro da sbattere in prima pagina; significa essere privati della libertà e poi, dentro il carcere, della dignità perché quel che accade nelle carceri non lo vogliamo sapere né vedere. Essere vittima di malagiustizia significa che ti riduci in bolletta per dimostrare che sei innocente. Essere vittima di malagiustizia significa non avere più un lavoro e quando lo cerchi escono prima gli articoli dite accusato; come quando cerchi di comprare casa o cerchi nuove relazioni. «Sì, ma qualcosa deve pur aver fatto se lo hanno messo dentro».










