Bergamasco di origine, ma cittadino del mondo. Cronista per scelta, musicomane e cinefilo per natura, non smetto mai di studiare. Laureato in giornalismo all’U…

Fu proprio quell’atmosfera sospesa, fatta di strade silenziose, nebbia e isolamento, ad attirare il cinema nel Villaggio operaio di Crespi d’Adda, adagiato sulle rive dell’Adda, tra il Bergamasco e il Milanese. Negli anni Ottanta, il progressivo stato di decadenza ne accentuò il fascino scabro e malinconico, quasi onirico, trasformandolo nell’ambientazione ideale per noir e thriller dal gusto classico, tanto da richiamare l’interesse di alcuni tra i più acclamati cineasti del genere. Non sorprende, allora, che anche Dario Argento avesse preso in considerazione Crespi d’Adda per «Profondo rosso» (1975), recandosi personalmente sul posto per un sopralluogo. Il regista valutò di ambientarvi una delle sequenze del film, ma alla fine scelse il Cimitero Monumentale di Perugia. Eppure, il fascino senza tempo del cimitero di Crespi non lo lasciò indifferente e, negli anni, il borgo è stato spesso associato all’immaginario argentiano, pur senza essere mai comparso in una sua pellicola. Una suggestione che ha resistito nel tempo, contribuendo a trasformare Crespi d’Adda in una meta ricercata da giovani registi e appassionati del cinema di genere, attratti dalle atmosfere sospese e inquietanti che il villaggio continua ancora oggi a evocare.