MESTRE - L'uso massiccio e prolungato di sostanze stupefacenti, la personalità dai tratti antisociali che in certe occasioni sconfinavano in ambito psicotico. Il dottor Carlo Schenardi, nella sua analisi di Riccardo Salvagno, conferma le diverse fragilità dell'ex agente della polizia locale veneziana accusato dell'omicidio di Sergiu Tarna. Il suo parere professionale, però, non libera il 40enne dalle sue responsabilità penali, anzi: anche al netto delle sue difficoltà psicologiche, Salvagno viene definito come capace di intendere e di volere. E lo stesso si può dire di Andrea Vescovo, il 38enne di Spinea finito in carcere con la stessa accusa dell'amico vigile.
L'opinione di Schenardi è però solo la prima di quelle che saranno ascoltate in aula dalla giudice Benedetta Vitolo: il medico sentito ieri mattina per oltre due ore era stato nominato dalla gip Claudia Ardita (responsabile del procedimento prima di essere distaccata a Roma), il suo lavoro dovrà essere confrontato con quello del dottor Claudio Terranova, scelto dal pubblico ministero Christian Del Turco, e con le relazioni delle difese, ovvero dei dottori Fabio Benatti e Marco Sartori, il primo chiamato dall'avvocato Guido Galletti per Salvagno, il secondo dal legale Fabio Crea, che assiste Vescovo. SCONTRO IN AULA L'obiettivo della difesa dell'ex vigile è ovviamente quello di dimostrare il difetto di imputabilità per il 40enne, insistendo non solo sul suo profilo psichiatrico ma anche sulle condizioni in cui versava nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, quando ha premuto il grilletto contro il barista 25enne («Un gesto involontario», nelle sue parole durante l'interrogatorio): Salvagno e Vescovo avevano iniziato a consumare cocaina fin dal primo mattino, e per di più l'ex agente era stretto nella morsa della paranoia, convinto di essere ricattato attraverso un video che lo ritraeva assieme alla prostituta transessuale Lady Bruneth. Salvagno, stando alle ricostruzioni degli psichiatri, aveva l'abitudine di usare la droga per esaltare i suoi momenti di euforia, mentre ricorreva all'alcol per calmarsi. Tutto questo, però, sarà affrontato in aula il 30 luglio: ieri ha parlato solo Schenardi, per le analisi di parte bisognerà aspettare la seconda udienza dell'incidente probatorio; le difese hanno infatti contestato il poco preavviso nella consegna delle altre perizie, arrivate agli avvocati solo a inizio settimana - troppo poco tempo perché ieri si presentassero tutti attrezzati di risposte appuntate. C'è anche un'altra eccezione che i legali rivolgono contro il pm e il dottor Terranova: avrebbe sottoposto ai due arrestati i questionari per la valutazione senza prima allertare Galletti e Crea. NUOVI ELEMENTI DI PROVA Se Vescovo si è sottoposto a un nuovo interrogatorio proprio giovedì, adesso sembra che toccherà a Salvagno: nelle scorse settimane il suo avvocato aveva rifiutato l'invito della procura, preferendo attenersi a quanto già dichiarato dopo l'arresto, a gennaio. Ma Galletti ieri ha anticipato di voler mettere il 40enne a disposizione del pm nel corso della prossima settimana. Sarebbero infatti emersi nuovi elementi di prova che giustificano un altro faccia a faccia con Del Turco, così da chiarire meglio la posizione dell'ex agente della Locale. Anche il confronto con Vescovo, due giorni fa, ha portato a diverse novità: il 38enne di Spinea ha infatti dichiarato di essersi messo tra la pistola e Sergiu Tarna, quasi a volerlo proteggere da «conseguenze gravi», di fatto favorendo il suo tentativo di fuga. Poi, però, è stato proprio lui a recuperarlo dal fosso, a riportarlo fino a Salvagno. Nessuno dei due complici ha ammesso di aver legato le mani del 25enne, entrambi continuano a rimbalzarsi la responsabilità di aver armato la calibro 9.







