MESTRE - «Volevo evitare che la situazione degenerasse, che ci fossero conseguenze gravi. Per questo quando Riccardo ha puntato la pistola contro Sergiu, quando per due volte gli ha detto di inginocchiarsi a terra, mi sono messo in mezzo». Tra la canna della calibro 9 e il cameriere 25enne, tra la rabbia disperata di Salvagno e le suppliche di Tarna, a un certo punto si è parato Andrea Vescovo. O, almeno, così ha raccontato ieri il 38enne, accusato assieme all'ex agente della polizia locale di Venezia dell'omicidio di San Silvestro. Ieri, per oltre due ore, Vescovo si è offerto alle domande del pubblico ministero Christian Del Turco, un interrogatorio deciso in accordo con il suo legale, Fabio Crea, in anticipo di 24 ore rispetto agli esiti delle perizie psichiatriche eseguite sui due arrestati, i rapporti degli specialisti attesi proprio per oggi. Il colloquio, nelle stanze del carcere di Treviso, è stato un lungo e dettagliato riassunto di quello che i due amici hanno fatto dalla mattina del 30 dicembre fino alle prime ore del giorno seguente: come già a gennaio, Vescovo ha ripercorso una giornata nel segno della paranoia, quella che stringeva il vigile, convinto di venire ricattato da qualcuno attraverso un video compromettente, un filmato che documentava un suo incontro con la prostituta transessuale Lady Bruneth; Salvagno, che ha passato il penultimo giorno dell'anno a indagare sull'identità del suo presunto aguzzino, aveva infine deciso che il file fosse nelle mani di Sergiu Tarna, il giovane barista moldavo che conosceva perché come lui invischiato in un giro di spaccio e consumo di cocaina. Ecco perché, dopo la mezzanotte, i due complici hanno sequestrato il 25enne sotto la minaccia dell'arma d'ordinanza dell'agente e lo hanno portato a forza tra i campi di via Pallada, a Malcontenta. Lì, poco distante da un fosso, il corpo di Tarna è stato ritrovato nella mattinata del 31 dicembre: le mani bloccate dal giubbotto capovolto, un colpo di pistola a bruciapelo alla testa.