MESTRE - Entrambi hanno ammesso di fare uso di cocaina, tutti e due hanno raccontato di aver avuto difficoltà psichiatriche - più o meno certificate. C’è da chiarire, insomma, se la notte in cui venne ucciso Sergiu Tarna i due uomini accusati del delitto fossero in pieno possesso delle loro facoltà mentali e, in caso di una risposta negativa, se la loro condizione fosse una conseguenza del consumo di droga o se invece fosse l’ennesimo sintomo di quelle debolezze. Ecco perché, il 14 aprile, sia l’ex agente della polizia locale Riccardo Salvagno sia il suo complice, Andrea Vescovo, saranno valutati da un gruppo di esperti: il medico indicato dalla procura, ma anche i consulenti scelti dagli avvocati Guido Galletti e Fabio Crea (il primo per il vigile, il secondo per l’amico). Una perizia irripetibile, svolta nell’ambito di un incidente probatorio, come deciso dalla giudice Claudia Ardita.
«Tarna scappava, Vescovo l'ha preso», la ricostruzione del killer Salvagno. Per il complice si prefigura il concorso in omicidio
Salvagno e Vescovo sono rinchiusi rispettivamente a Verona e a Treviso: il primo è stato fermato sette giorni dopo l’omicidio del barman di origini moldave, il secondo a distanza di un’altra settimana. Il corpo di Tarna era stato scoperto nei campi di Malcontenta nelle prime ore del 31 dicembre, le indagini dei carabinieri coordinate dal pubblico ministero Christian Del Turco hanno ricostruito il sequestro del 25enne dalle strade di Chirignago, sotto la minaccia di una pistola, quindi l’assassinio nei terreni ai margini di via Pallada. La vittima era stata trascinata in mezzo al niente perché l’agente della Locale era convinto fosse lui a volerlo ricattare con il video di un suo incontro con la prostituta transessuale Lady Bruneth; il filmato non è mai saltato fuori, ma la calibro 9 d’ordinanza di Salvagno ha sparato comunque. Abbandonato il cadavere, il vigile è fuggito in Spagna (salvo rientrare una volta finiti i soldi), mentre Vescovo si è tappato nell’appartamento di Spinea che condivideva con i genitori. Entrambi sono stati raggiunti dalle divise.






