Il governo Meloni ha spinto il Parlamento a velocizzare i lavori sul decreto che regolerà l’uso del riconoscimento facciale con IA da parte delle forze di polizia: vuole chiudere entro pochi giorni, per dare il via libera definitivo la prossima settimana. Nelle commissioni, però, le opposizioni protestano e anche Forza Italia ha sollevato qualche critica. Ieri la Commissione europea è intervenuta per ricordare quali sono i paletti.

Doveva essere un decreto legislativo da approvare in fretta e, nelle intenzioni del governo, senza troppo clamore. Ma ormai il testo che regola l'uso del riconoscimento facciale e dell'intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia è finito al centro del dibattito politico, soprattutto a causa delle proteste delle opposizioni. Negli ultimi due giorni, dall'esecutivo è arrivata un'accelerata che, però, non è andata a buon fine. Anche Forza Italia ha sollevato delle obiezioni sul testo – anche se ha comunque votato pareri favorevoli. Il nodo arriverà al pettine all'inizio della prossima settimana, con l'ultima discussione parlamentare il probabile appuntamento del Cdm di martedì che potrebbe dare il via libera definitivo.

Perché la norma sull'IA usata dalla polizia fa discutere Il contenuto del decreto è ormai noto, soprattutto nelle sue parti più controverse e delicate. In particolare, l'articolo 8 per come è scritto al momento permetterebbe alla polizia di accedere a sistemi di identificazione biometrica con IA in tempo reale, negli spazi pubblici, per individuare una persona. Ad autorizzare l'uso di questi sistemi non sarebbe un'autorità amministrativa terza o un giudice, ma un pm. E in casi considerati urgenti la polizia potrebbe anche agire di sua iniziativa, chiedendo l'autorizzazione solo a posteriori. L'articolo 10, invece, permetterebbe di registrare e conservare per una settimana i volti di tutti i cittadini che passano in luoghi pubblici considerati "caratterizzati da particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica" (come strade o piazze, in occasione di manifestazioni). Le forze di polizia, in questo caso con la semplice autorizzazione di un ufficiale designato dalla Questura, potrebbero quindi raccogliere i dati di migliaia di cittadini e conservarli per giorni, per poi usarli a piacimento se necessario.