Il gruppo siderurgico indiano Jindal conferma l’interesse per l’ex Ilva di Taranto, malgrado gli ultimi provvedimenti adottati dalla magistratura che ordina di sospendere l’attività dell’area a caldo entro 90 giorni se nello stesso arco temporale non sarà rimosso tutto l’amianto presente negli impianti e non saranno ridotte le emissioni.
Il gruppo indiano già l’altra sera, a poca distanza dal deposito del decreto della Corte di Appello di Milano aveva in una nota «confermato il proprio impegno a portare avanti l’acquisizione del perimetro della ex Ilva di Taranto e Acciaierie d’Italia, inclusivo sia dell’area a freddo che dell’area a caldo, subordinatamente alla definizione dei relativi accordi, inclusa la realizzazione di un nuovo forno carbon free a Taranto. Il Gruppo Jindal - concludeva la nota - auspica in una definizione dell’operazione ed è pronto a definire i termini per risolvere questa situazione estremamente complessa, anche nell’interesse dell’industria siderurgica italiana ed europea».
Con una lettera ai commissari straordinari di Ilva in As e Acciaierie d’Italia in As firmata da Narendra Kumar Misra, direttore delle operazioni europee del gruppo Jindal, gli indiani tornano alla carica, articolando una proposta che la Gazzetta è in grado di rivelare.











