Che sia facile fare un piatto di pasta al pomodoro è tutto da vedere. Nella dimensione domestica italiana questo piatto è visto come l’archetipo della semplicità sotto tutti i punti di vista: di gusto, di ingredienti, di tecnica. All’estero, è un esempio della semplicità irreplicabile che rende complicata la gastronomia italiana. Stai a vedere che sono gli stranieri a vederci più lungo di noi sui fatti di casa nostra. Che débâcle!

Un piatto non è niente senza i suoi ingredienti ed è partendo da come si producono gli ingredienti stessi che bisogna guardare un piatto. In questo modo, una pasta al pomodoro è semplice quanto spiegare come guidare l’auto. Ma partendo da come è fatto il motore.

Per farlo, quel piatto di pasta, iniziamo dal contesto. I dati di Unione Italiana Food su fonte Istat ci dicono che l’Italia è il primo produttore mondiale di pasta (potevamo aspettarcelo, ma non diamo niente per scontato di questi tempi), con 4,2 milioni di tonnellate annue e un export che sfiora i 4 miliardi di euro. Dall’altro lato, i dati Anicav certificano il nostro Paese come il secondo trasformatore al mondo di pomodoro da industria, con circa 5,8 milioni di tonnellate lavorate. Significa che dietro la forchetta si muove un ecosistema economico davvero grande. Eppure, la vera differenza qualitativa ed etica oggi si gioca su scala ridotta, nelle traiettorie di imprese familiari, magari del meridione, che stanno lavorando con uno sguardo assai più innovativo.