Fu Ippolito Cavalcanti, con la sua “Cucina teorico-pratica” del 1837, ad aprire ufficialmente la strada al connubio tra pasta e salsa di pomodoro. Nella sezione conclusiva del trattato, dedicata alle identità gastronomiche partenopee e redatta in dialetto – la Cucina casarinola all’uso nuostro napolitano – Cavalcanti inserì la ricetta dei “viermicielli co le pommadore”. Il cuoco afragolese, in realtà, non inventava nulla ma si limitava a registrare una tendenza già radicata nella pratica quotidiana, perché l’Ottocento può a buon diritto essere definito il secolo del pomodoro.
Il termine dialettale che designava il frutto – pommarola, pummarola – finì per indicare, per estensione, la salsa stessa. In questo clima di entusiasmo orticolo e di sperimentazione comparve, nei primi decenni del secolo, un nuovo cultivar ovoidale: il Fiaschetto o Re Fiascone, destinato a diventare un’eccellenza assoluta. Polpa compatta, dolcezza e acidità in perfetto equilibrio, buccia sottile: caratteristiche ideali anche per la trasformazione in salsa.
L’ITINERARIO
10 spaghetti per innamorarsi della Costiera Amalfitana
20 Giugno 2025






