Caro direttore, il recente editoriale di Paolo Mieli richiama con la consueta acutezza l’attenzione su uno dei nodi più spinosi del momento politico domestico. Così sollecitando non poche riflessioni ulteriori per un dibattito senza amnesie, che guardi al presente non dimenticando un lungo passato nel quale la scelta fra pace e guerra ha sempre agitato il confronto politico sul versante della sinistra in qualunque Paese e in qualunque tempo con contrasti talora furibondi. Ecco perché non deve stupire, come sottolinea Mieli, che oggi ne sia investito anche quel sedicente «campo largo» che aspira a sostituire il governo Meloni al prossimo appuntamento elettorale. Deve piuttosto allarmare che questo specifico dibattito italiano tra forze di sinistra o sedicenti di sinistra non abbia ancora raggiunto lo sviluppo e la maturazione necessari. Tanto più che il tema si pone oggi in termini di confronto fra posizioni divaricate su un nodo concretissimo e sanguinante: l’indomabile conflitto in Ucraina. Un caso tipico di guerra di aggressione che — non mancherebbe di sottolinearlo Marc Bloch —mette con le spalle al muro della logica i passivi appelli alla non violenza del mondo pacifista.
Ho avuto la sorte di essere in Senato quando nel 1990 anche all’Italia toccò di doversi pronunciare sulla propria adesione a un’altra guerra: quella promossa dagli Usa contro il regime di Sadam Hussein che aveva proditoriamente invaso il Kuwait per unire alle proprie già imponenti riserve di petrolio anche i non meno ricchi pozzi del Paese vicino. Per quanto riguarda il diritto internazionale si trattava di una più che sfrontata violazione dei confini altrui. Mentre sul mercato petrolifero si prospettava il serio rischio della formazione di un minaccioso gruppo dominante in grado di far rincarare i prezzi dell’energia nel mondo intero. Con conseguenze pesanti per il potere d’acquisto anche dei nostri concittadini. La sinistra, anche allora, si divise. Il partito comunista, guidato dai giovani Occhetto e D’Alema, votò contro la partecipazione dell’Italia alla guerra. Votò invece a favore un piccolo gruppo di eletti come indipendenti nelle liste del Pci: Vittorio Foa, Antonio Giolitti, Giorgio Strehler, Guido Rossi, Gianfranco Pasquino, Filippo Cavazzuti, Edoardo Vesentini ed io stesso nella mia qualità di presidente del gruppo della Sinistra Indipendente.







