Il cosiddetto "campo largo"

Pasquale Ferraro

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La sinistra di questi tempi ha tanti problemi, e questa non è certo una novità. Primo fra tutti c’è il tema della leadership, di chi guiderà la coalizione e di come individuarlo con il balletto del “primarie sì, primarie no”. Poi segue il tema del programma e del perimetro che si intende dare alla coalizione stessa. Perché non serve essere dei ferventi meloniani per individuare elementi di incompatibilità tra le posizioni dei vari partiti che dovrebbero comporre il cosiddetto “campo largo”. Il condizionale è d’obbligo, in quanto non è chiaro se il Kraken e la sua nuova creatura mutante “Casa Riformista” faranno o meno parte della coalizione, vista anche l’esclusione dalla foto di gruppo e dalla tragicommedia tutta a sinistra del comizio di Napoli. L’unico che ad oggi procede sulla sua strada è consapevole di essere l’unico in grado di affrontare nell’arena la Premier è Giuseppe Conte. Elly Schlein è in piena pausa teatrale, ma non è un mistero che le sue assenze facciano più rumore delle sue posizioni politiche. “Che fine ha fatto la Schlein?” è forse la frase più abusata dai commentatori da quando l’obamiana di casa nostra ha conquistato il Nazareno. L’errore fatale Schlein lo ha commesso sulle preferenze, dove, pur di ottenere una vittoria effimera e di brevissima durata — neanche di Pirro —, ha sacrificato un messaggio politico che avrebbe potuto differenziarla persino rispetto a Conte, e porla come unica competitor nell’immaginario collettivo di Giorgia Meloni.