Come farà il Campo largo a trovare in pochi mesi un accordo sul programma se in quattro anni di legislatura non è quasi mai riuscito a sottoscrivere una mozione comune in Parlamento?È fuorviante la tesi che il problema del centrosinistra sia legato al nodo del candidato premier, per quanto sulla sfida tra Elly Schlein e Giuseppe Conte si concentri oggi l’attenzione mediatica e inevitabilmente anche quella politica. Il punto dirimente è un altro: è la difficoltà di trovare una sintesi tra posizioni diverse, che offrirebbe l’immagine di una vera alleanza che punta a governare il Paese. È l’intesa programmatica che rivela infatti la natura di una coalizione. Solo così c’è la garanzia di tenere insieme elettori di partiti diversi, a prescindere da chi guidi il rassemblement.
Ma nel corso di questa legislatura il centrosinistra ha faticato a mostrare un denominatore comune. E la prova viene dall’attività registrata in Parlamento, dove le forze del Campo largo non sono riuscite a unirsi nemmeno su banalissime mozioni. Sono testi dove non vige la rigida logica degli articoli di legge e dove si esprimono concetti più generici. Eppure le forze di opposizione non solo non hanno quasi mai trovato una convergenza. Anzi, volutamente hanno ostentato le loro differenze. Dal 2022 sul tema del salario minimo, al 2023 sul Pnrr, fino al 2026 sul riordino dei giochi pubblici, in centinaia di mozioni tra Camera e Senato ogni gruppo del centrosinistra ha voluto distinguersi dall’altro. Doveva essere la palestra dell’alleanza si è rivelato il festival della discordanza.









