La cultura della nostra tarda modernità, almeno in Europa, si sta allontanando dal cristianesimo e lo fa in nome stesso della cultura. Quando Bismarck lanciò il suo attacco alla Chiesa cattolica tedesca, il suo tentativo prese il nome di «lotta per la cultura» (Kulturkampf). Più di recente, si è arrivati al punto di voler puramente e semplicemente negare l’evidenza del ruolo decisivo del cristiane-simo nella cultura occidentale.

Una civiltà «uscita» dal cristianesimo, nei due sensi del verbo «uscire», può trascurare il rapporto con la propria eredità religiosa? Come titolo della mia risposta ho scelto una formula che allude a una frase di René Char, tratta da una sua poesia di guerra: «La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento». Ha acquistato una certa notorietà da quando Hannah Arendt la scelse come epigrafe di un libro del 1961, tradotto in francese con il titolo, diverso ma in definitiva assai appropriato, La crise de la culture. Io tuttavia mi sento in diritto di chiedere se il contenuto di un messaggio religioso sia davvero qualcosa di simile a un’eredità. Questo concetto, o piuttosto questa metafora, mi sembra sospetta, tanto che vorrei arrischiarmi a ribaltare la formula: «Il nostro testamento non è seguito da alcuna eredità». Nonostante le riserve, accetterò la domanda.