Pensare il cristianesimo come forza di trasformazione rivoluzionaria, sottraendolo tanto alle derive identitarie quanto alla sua riduzione a patrimonio culturale dell’«Occidente»: è questa la sfida che il Collectif Anastasis affida a Urgenza evangelica. Manifesto per un universalismo egualitario alternativo alla globalizzazione capitalista (Castelvecchi, pp. 68, euro 12,50, prefazione di Marcello Tarì, traduzione di Francesco Antonini). Un piccolo pamphlet che, proprio per la radicalità delle sue tesi, finisce per riaprire alcune delle questioni che hanno attraversato il dibattito sulla teologia politica negli ultimi decenni.
SAREBBE TUTTAVIA una forzatura quella di leggere il testo come un semplice intervento teorico. Urgenza evangelica nasce anzitutto da un’esperienza vissuta e conserva il tono della testimonianza. Le sue pagine raccontano infatti il tentativo di tenere insieme pratica militante ed esperienza di fede senza subordinare l’una all’altra. Ed è proprio questa origine concreta a costituire la forza del manifesto.
Questa traiettoria rende il percorso del Collectif Anastasis («parola greca che significa al contempo resurrezione e insurrezione») qualcosa di relativamente inedito nel panorama del cattolicesimo francese contemporaneo. Se infatti in Italia la tradizione del cattolicesimo sociale è sufficientemente radicata da rendere tutt’altro che insolite le alleanze tra movimenti sociali, associazionismo e realtà cristiane oltralpe il quadro appare assai diverso.








