Caro direttore, la recente tragedia di Berlino impone una riflessione seria e non ideologica, soprattutto sul rapporto tra sistemi di valori che oggi convivono nelle nostre società europee. Da tempo una parte della sinistra si presenta come custode della laicità, dell'uguaglianza tra uomo e donna e della libertà personale. È legittimo chiedersi come tali principi possano armonizzarsi con visioni dell'islam che, in alcuni contesti, attribuiscono alla legge religiosa un ruolo determinante nella vita pubblica, propongono modelli differenti dei rapporti tra i sessi. Non si tratta di giudicare le persone musulmane che meritano rispetto, tutela e piena libertà religiosa ma di riconoscere che tra alcuni orientamenti culturali e l'impianto valoriale della Sinistra esistono tensioni reali, spesso ignorate per convenienza politica. Il dialogo autentico nasce dal riconoscimento delle differenze, non dalla loro rimozione. Una società libera si costruisce difendendo la dignità di ogni persona e interrogandosi con franchezza sulle incompatibilità che possono emergere tra visioni del mondo diverse.

Carlo Silvano Villorba (Treviso) La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti Caro lettore, non mi pare che le tensioni di cui lei parla non siano un'esclusiva della sinistra. Appartengono all'intera società occidentale. A sinistra emergono con maggiore e plastica evidenza perché questa parte politica, persi i riferimenti ideologici tradizionali, ha individuato come proprio elemento identitario e fondante la difesa dei diritti. Ma non è semplice conciliare diritti contrapposti e confliggenti. Quelli, per esempio, del mondo gay e Lgbt di vivere liberamente la propria sessualità con quelli di chi pratica una fede come quella islamica che considera l'omosessualità una blasfemia intollerabile e fa di questi suoi convincimenti una regola di vita e non solo un credo religioso. Ma l'ambito dove probabilmente queste contraddizioni emergono con più forza è nel rapporto uomo-donna. A partire dall'uso del velo. So che non è politicamente corretto dirlo, ma il velo, lo hijab indossato da tante donne musulmane, è innanzitutto il fondamento identitario di una società patriarcale, quindi non libera. Con ciò non voglio assolutamente dire che tutte le donne che usano il velo siano costrette a indossarlo. Per molte (non credo per tutte) è una libera e convinta scelta. E in ogni caso, i principi di tolleranza e rispetto degli altri che contraddistinguono la nostra civiltà, hanno fatto sì che l'uso del velo sia divenuta una pratica molto diffusa e e accettata nel nostro Paese. Non perché siamo, come qualcuno dice, passivi di fronte a un processo di islamizzazione della nostra società. Ma perché, per quanti criticabile, consideriamo il velo una scelta personale di fede, di identità e di libera espressione della donna. E come tale lo accettiamo. Così come altre abitudini e pratiche non solo religiose. Ad un patto però: che chi arriva nel nostro Paese accetti di sottostare alle leggi italiane anche quando queste contrastano con altri principi religiosi e che nessuno abbia il diritto di creare nelle nostre città aree franche regolate da leggi diverse da quella italiane. La tolleranza non può spingersi a tollerare gli intolleranti. Come diceva filosofo Karl Popper: «Se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l'attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e con essi la tolleranza».