E Vannacci contro la sinistra: favorisce l’immigrazioneRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciCondanna unanime all’attentato, ma fra le forze politiche l’unità dura lo spazio di poche dichiarazioni. Le reazioni all’attacco al Pride di Berlino si trasformano subito in uno scontro sull’islamismo radicale, l’immigrazione e la tutela dei diritti Lgbt. La premier Giorgia Meloni assicura che l’Italia è "al fianco della Germania e del popolo tedesco" e condanna "qualsiasi forma di odio ed estremismo". Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, afferma che "l’Europa unita si schiera contro l’ombra del terrorismo, contro chi attraverso l’odio e la violenza mira a colpire la libertà".

Più duro l’altro vicepremier, Matteo Salvini, leader della Lega: "Il fanatismo islamico è il problema, in Italia e in Europa". Salvini chiede di sospendere la concessione di spazi alle realtà islamiche finché non venga raggiunto un accordo con lo Stato. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale attacca invece la sinistra, accusata di difendere i diritti Lgbt e insieme favorire l’immigrazione da Paesi nei quali gli omosessuali sono perseguitati. Dal fronte opposto, Alessandro Zan, responsabile Diritti del Partito Democratico ed europarlamentare, definisce quanto accaduto "non solo un atto criminale, ma un attacco ai diritti fondamentali di tutti". Zan chiede alla presidente del Bundestag, Julia Klöckner, di esporre la bandiera arcobaleno sul Parlamento tedesco: "È un simbolo di diritti, libertà e democrazia". Riccardo Magi, segretario di +Europa, condanna "il fanatismo islamico", ma avverte: chi sostiene di difendere le persone Lgbtiq approvi matrimonio egualitario e adozioni. Matteo Renzi (Italia Viva), dice: "Colpire il Pride a Berlino significa colpire tutti noi". Interviene anche il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ricordando che "ebrei, cristiani, comunità Lgbt e donne sono spesso i primi bersagli dell’islamismo radicale" e invitando partiti e associazioni a non minimizzare la minaccia.