I punti d'arrivo di missili e droni, in questa guerra del Golfo che si estende di giorno in giorno – anzi, di ora in ora - si spingono ogni giorno un po’ più in là. Per la prima volta da quando la guerra è iniziata lo scorso febbraio, anche l’Egitto è finito in fiamme. Mercoledì notte, nel porto di Damietta, due petroliere sono andate a fuoco in seguito a un attacco con droni in un'operazione non ancora ufficialmente rivendicata da alcun paese. Un incendio è scoppiato sulla Energos Winter e una seconda imbarcazione subito dopo: sembra sia divampato dopo l'attacco all'impianto galleggiante di stoccaggio di gas naturale. Era di proprietà degli Stati Uniti e batteva bandiera delle Isole Marshall.

Il messaggio non scritto affidato al drone appare chiaro: l’Iran può raggiungere qualsiasi confine voglia e danneggiare, devastare, paralizzare il traffico energetico mondiale. E appare ancora più chiaro se si legge il New York Times: due funzionari iraniani hanno detto al giornale che si è trattato di un volo esplosivo puramente dimostrativo, a testimonianza di capacità e potenza degli sciiti. Non è ancora chiaro se il drone sia partito dalla Repubblica Islamica o dai territori controllati dalle sue milizie proxy (gli Houthi, dallo Yemen, hanno negato ogni coinvolgimento). Ma questo è solo il penultimo missile: l'ultimo arriverà oggi chissà dove e sarà soltanto l'ennesimo; dove si fermerà questa escalation mediorientale è ancora impossibile dirlo.