Di: SEIDISERA - Nicola Lüönd - Luca Berti / M. Ang. Accanto alla vicenda personale di Claudio Zali, che mercoledì ha annunciato le sue dimissioni dal Consiglio di Stato, ci sono anche ripercussioni che riguardano sia il governo ticinese sia i rapporti fra i partiti nell’area di destra. La trasmissione radiofonica della RSI, SEIDIDERA, ha intervistato in merito il politologo Oscar Mazzoleni.Una crisi istituzionale lampo“Certamente le dimissioni di un consigliere di Stato in Ticino sono un’eccezione, e questo vale anche per il resto della Svizzera - spiega Mazzoleni -. Sappiamo quanto il tema può diventare difficile da gestire e qui mi permetto di fare qualche confronto. Il Ticino è un Cantone che ha vissuto questa crisi, ma crisi simili le hanno vissute Ginevra con Pierre Maudet e in questo momento la vive il Canton Vaud con una consigliera di Stato messa in discussione. E in entrambi i casi queste crisi sono durate e durano mesi, anche anni, prima di trovare una soluzione. Quanto successo in Ticino invece è una crisi istituzionale lampo. È scoppiata il 22 luglio, con rivelazioni legate a questa registrazione di cui tutti hanno parlato e si è conclusa ieri, quando le dimissioni di Zali sono state annunciate. È passata solo una settimana. Questo può colpire ma è una caratteristica abbastanza singolare tra le eccezioni dei rari casi in cui un consigliere di Stato in Svizzera arriva alle dimissioni. Questo è importante dirlo”.Le difficoltà del sistema collegiale“È importante sottolineare il fatto che il Consiglio di Stato è un organo collegiale - prosegue Mazzoleni -. Non è facile da gestire. Le critiche al Governo le sentiamo da anni, come avvertiamo le difficoltà che il Governo ha a far passare i propri progetti in Parlamento, ma bisogna rendersi conto che in questo sistema collegiale molto elvetico, i membri di questo consesso sono chiamati a decidere insieme, ma nessuno di loro sceglie le altre persone con cui deve decidere. Non hanno scelta. Se non si va d’accordo, anche a livello personale, è difficile far passare le proprie proposte - continua il politologo -. E non si può decidere a piacimento di togliere o mettere deleghe. Questo crea incomprensioni, malintesi e attriti. Se si vuole portare avanti dei progetti in modo non conflittuale, bisogna sapere che di fronte a queste difficoltà, magari si va con i piedi di piombo, magari non si può decidere così all’improvviso, su dei sentito dire... Alla fine è Zali che ha risolto la questione... Non si poteva obbligare Zali a rassegnare le dimissioni. Si poteva spingerlo, si poteva convincerlo, però è importante dire che il Consiglio di Stato si è trovato una situazione molto difficile, perché se non c’è una condanna penale, se non ci sono decisioni formalmente definitive, è difficile intervenire. Ci sono state esperienze in passato, quando si è voluto togliere delle deleghe e poi il Consiglio di Stato ha dovuto pagare (penso al caso Pesenti o ad altri casi dove la situazione non è stata così facile da gestire successivamente). L’ingresso dell’UDC e i nuovi equilibriL’ingresso di Piero Marchesi nel Consiglio di Stato ticinese è stato accolto con grande soddisfazione dai vertici nazionali dell’UDC, che parlano di risultato storico. È anche un punto di svolta per la destra ticinese. Possiamo dire che il Ticino sta rientrando in una logica più nazionale dove a dominare l’area di destra è l’UDC?“Secondo me la particolarità del Ticino persiste, almeno persisterà fino ad aprile dell’anno prossimo, quando avremo comunque un consigliere di Stato della Lega e un consigliere di Stato dell’UDC. Questa è sicuramente una caratteristica peculiare del Ticino. Vedremo poi cosa succederà alle elezioni di aprile 2027. La Lega non ha perso tutto, ha perso un rappresentante. A me sembra che come partito, dopo 30 anni, abbia radicamenti sul territorio e altre caratteristiche che fanno sì che oggi i rapporti siano diversi. Prima la Lega era più forte rispetto all’UDC, oggi le cose sono cambiate. C’è più equilibrio e quindi questo equilibrio probabilmente richiederà nuove negoziazioni e le collaborazioni saranno forse diverse”.Rapporti di forza e prospettive futureSui nuovi rapporti di forza, Mazzoleni è cauto: “Secondo me gli interessi reciproci sono tali per cui non c’è, in questa fase, un vero stravolgimento. L’UDC ha bisogno della Lega se vuole confermare i propri seggi a Berna, in particolare in Consiglio degli Stati. Entrambi i partiti hanno bisogno l’uno dell’altro se vogliono mantenere una forte presenza di destra nel Cantone. Si dice che adesso l’UDC ha grandi vantaggi e la Lega si trova in una situazione difficile ma il ciclo elettorale dell’anno prossimo è tutto in salita. Secondo me avremo comunque di nuovo da discutere e questi partiti discuteranno ancora di eventuali intese”.Il dopo Zali: Marchesi subentra a inizio ottobreIntanto, il giorno successivo all’annuncio delle dimissioni di Claudio Zali dal governo si guarda già avanti. Perché - lo hanno detto ieri i 4 consiglieri di Stato che rimarranno - si vuole ridurre al minimo il periodo di transizione, con l’entrata in carica di Piero Marchesi, il subentrante di Zali, prevista già a inizio ottobre. Una transizione che vuole essere il più indolore possibile. Una transizione che ha delle regole e delle date già fissate. Le date della transizioneLa prima data è quella indicata da Zali stesso nella sua lettera di dimissioni ovvero il 30 settembre, ultimo suo giorno in governo. Dal 1° ottobre dunque il Dipartimento del territorio non avrà più formalmente un consigliere di Stato a guidarlo. O meglio, in attesa dell’entrata in carica formale di Piero Marchesi, tutte le incombenze che erano rimaste a Zali (ricordiamo che Giustizia e Polizia - da settimana scorsa - sono passate al governo tramite Marina Carobbio) passeranno al supplente di Zali, ovvero Raffaele De Rosa. Marchesi accetta la caricaPer ridurre al minimo questa situazione transitoria, già a settembre si chiederà formalmente al subentrante di Zali, Piero Marchesi, se intende accettare la carica. La risposta è già arrivata informalmente ieri ed è un sì. Questo comporta per Marchesi dover rinunciare al suo seggio al consiglio nazionale e a quello di municipale e sindaco di Tresa. Lui stesso, oggi ha confermato alla RSI che prima di assumere la carica in Ticino, parteciperà ancora a Berna alla sessione autunnale delle Camere, che si chiuderà il 2 ottobre. Inoltre rassegnerà le dimissioni da presidente della sezione ticinese dell’UDC. Il partito avvierà quindi le formalità secondo i propri statuti per la sua sostituzione alla presidenza.Chi subentra al NazionaleAl Nazionale gli subentrerà la granconsigliera UDC Roberta Soldati, che oggi ha confermato alla RSI di voler accettare la carica, pur mantenendo anche quella in Gran Consiglio.Il giuramento di fedeltà di Marchesi si terrà il 7 ottobre, seguito dalla seduta di insediamento del nuovo governo.La riassegnazione dei dipartimentiCon l’arrivo di Marchesi il governo dovrà (per così dire) ridistribuire le carte in tavola. La prima riunione con il nuovo consigliere di Stato sarà formalmente molto simile a quella di un insediamento dopo un’elezione. Ciò significa che si partirà dall’assegnazione dei dipartimenti. Qui le regole sono chiare: ogni consigliere di Stato ha diritto a tenere il proprio dipartimento oppure di scegliere quello vacante, in questo caso il Dipartimento del territorio che era in mano a Claudio Zali. Per l’assegnazione si procederà in ordine di anzianità di carica, ciò significa che a scegliere per primo sarà il leghista Norman Gobbi, oggi direttore delle Istituzioni. Ed è probabile che Gobbi scelga di prendere il Territorio. Perché è quanto si voleva fare con l’arrocco in casa Lega e anche perché il Territorio è considerato un dipartimento capace di garantire voti. Se così fosse - e se come probabile tutti gli altri consiglieri di Stato tenessero i propri dipartimenti, allora a Marchesi toccherebbero le Istituzioni. Ci sarà poi da capire se sotto questo dipartimento torneranno anche Giustizia e Polizia, come prima dell’arrocchino, se andranno invece a Gobbi con il Territorio o se rimarranno in mano al governo. Quest’ultima ipotesi è la meno probabile.La questione della presidenzaC’è poi anche la questione della presidenza, passata ieri da Zali a Carobbio. Anche qui sarà il governo a decidere. Ieri si è detto che il passaggio di competenze a Marina Carobbio Guscetti e al suo vice Raffaele De Rosa durerà fino a transizione avvenuta. Il governo dovrà dunque ridiscuterne il 7 ottobre. 14:02 Caso Zali, il giorno dopo le dimissioniSEIDISERA 30.07.2026, 18:00Ti_Press_SA
Caso Zali. “La Lega non ha perso tutto, ha perso un rappresentante” - RSI
Il politologo Mazzoleni analizza le dimissioni di Zali e i nuovi equilibri tra Lega e UDC in Ticino: cosa cambia nella destra ticinese fino alle elezioni 2027.











