L’attacco ucraino contro una nave iraniana ha mostrato che il bacino non è più un santuario protetto di Mosca e Teheran. Il corridoio nato per aggirare le sanzioni è diventato un nuovo fronte militare

Tocca riaprire l’atlante e mettersi a studiare il Mar Caspio, un lago grande quanto uno Stato, chiuso alle flotte occidentali ma attraversato da alcune delle rotte più importanti della guerra globale. Attorno e sotto il Caspio si trovano importanti giacimenti di petrolio e gas - e Baku fu uno dei primi grandi centri petroliferi industriali del mondo già nell’Ottocento - ma dalla fine della Guerra Fredda è rimasto ai margini dell’attenzione occidentale. Ora è diventato il retroporto dell’alleanza tra Russia e Iran.

Il 25 luglio l’Iran ha accusato l’Ucraina di aver colpito una sua nave commerciale, provocando la morte di un marinaio e il ferimento di un altro. Volodymyr Zelensky ha confermato che le forze ucraine avevano attaccato nel Caspio un’unità militare russa e navi impiegate nel trasporto di carichi legati all’Iran. Teheran ha convocato il rappresentante diplomatico ucraino e minacciato conseguenze.

Secondo il New York Times, all’interno del regime iraniano sarebbe stata discussa persino una rappresaglia con un missile balistico contro un porto ucraino sul Mar Nero. L’operazione, pensata come risposta “simbolica”, sarebbe stata accantonata dopo contatti diplomatici tra Teheran e Kiev. La notizia non significa che Iran e Ucraina siano entrati formalmente in guerra. Dimostra però quanto sia diventato sottile il confine tra i due conflitti. Non da oggi: l’episodio del 26 maggio 2023 di “Notizie dall’Ucraina”, il podcast Adnkronos che da oltre quattro anni segue ogni giorno le vicende del conflitto, raccontava le navi fantasma che trasportano droni iraniani verso la Russia. Ora la rotta si è invertita: ad aver bisogno di arsenali è il regime di Teheran, una città che dista solo 130 km dalla costa del Caspio.