L’assenza di un confine terrestre condiviso non sta impendendo a Russia e Iran di intrattenere una fitta rete di scambi di forniture militari. Secondo alcune indiscrezioni che citano documenti di un governo europeo, Mosca e Teheran stanno incrementando l’utilizzo del Mar Caspio come rotta di transito e negli ultimi giorni dal territorio russo sarebbe partito verso quello iraniano un carico composto da esplosivi e pezzi di ricambio per droni. Particolarmente utile in una fase in cui non è chiara la piega che prenderà il confronto geopolitico e militare tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti. Non si tratta di una novità in assoluto, considerando che già a fine luglio l’Ucraina aveva colpito alcune navi russe nel Mar Caspio, sostenendo trasportassero materiale bellico in direzione dell’Iran.
La geografia
A risaltare però è l’ormai evidente definizione di una rotta marittima al riparo da sanzioni internazionali e dalla presenza ingombrante di marine militari appartenenti a Paesi diversi da quelli che si affacciano sul bacino chiuso. Una conformazione geografica che rende impossibile la replica di un blocco logistico come quello imposto dal presidente statunitense Donald Trump nello Stretto di Hormuz e rende relativamente sicura la rotta. I Paesi rivieraschi sono Russia, Iran, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan. Ognuno di essi sfrutta, o vorrebbe sfruttare maggiormente, il Mar Caspio come via di transito commerciale ed energetica e considererebbe una destabilizzazione dello specchio d’acqua come una vera e propria spina nel fianco strategica. Non è un caso che il governo turkmeno abbia protestato con veemenza nei confronti di Kiev a seguito degli attacchi ucraini di fine luglio perché una potenziale crisi all’interno del Caspio renderebbe ancora più aleatori i progetti di Ashgabat sul fronte energetico (un gasdotto sotto al bacino in direzione mercato europeo è un vecchissimo sogno del regime) e logistico.








