Luca Longo

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Il Mar Caspio è il più grande bacino d’acqua chiuso del pianeta: circa 371.000 chilometri quadrati di superficie – equivalenti alla somma delle acque del mar Tirreno e del mare Adriatico – oltre 1.200 chilometri di lunghezza e una profondità massima superiore ai 1.000 metri nella parte meridionale. Pur essendo definito “mare”, non ha alcun collegamento naturale con gli oceani. Si affaccia sulle coste di cinque Stati – Russia, Kazakistan, Turkmenistan, Iran e Azerbaigian – e rappresenta uno dei grandi crocevia geopolitici dell’Eurasia. La sua apparente condizione di isolamento è però ingannevole. Il Volga, il maggiore fiume europeo, collega il Caspio al cuore della Russia; attraverso il sistema Volga-Don e l’omonimo canale, completato nel 1952, le navi possono raggiungere il Mar d’Azov, il Mar Nero e quindi il Mediterraneo. Verso nord, il Volga apre invece l’accesso al Baltico grazie ai canali costruiti in epoca sovietica. Il Caspio è così parte integrante di una rete fluviale che consente ai traffici russi di spostarsi tra Europa settentrionale e Asia meridionale senza uscire in mare aperto. Questa geografia spiega la sua importanza strategica. Mentre il Golfo Persico può essere bloccato nello Stretto di Hormuz e il mar Rosso può essere strozzato all’altezza dello stretto di Bab el-Mandeb dagli Houti, il Caspio è intrinsecamente protetto assumendo un’importanza crescente come retrovia logistica, in particolare per Mosca e Teheran.