Il recepimento dell’AI Act riapre il dibattito sul difficile equilibrio tra sicurezza, diritti e sovranità tecnologica. Mentre il Parlamento definisce i paletti per l’impiego dell’intelligenza artificiale, resta aperto il nodo della dipendenza da tecnologie straniere e della tutela delle infrastrutture critiche. Il senatore Enrico Borghi, componente del Copasir, invita a non sacrificare le libertà fondamentali sull’altare dell’emergenza e chiede una strategia europea più ambiziosa sulla sicurezza digitale

L’intelligenza artificiale entra sempre più nel cuore delle politiche di sicurezza, ma insieme alle opportunità crescono anche gli interrogativi sui confini tra innovazione, diritti e sovranità tecnologica. Mentre le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera hanno dato il primo via libera al recepimento dell’AI Act europeo, introducendo alcuni paletti sull’utilizzo del riconoscimento facciale, il dibattito resta aperto. Sullo sfondo ci sono i rischi legati alla diffusione di tecnologie sviluppate da Paesi extra-Ue, la tutela delle libertà individuali e la necessità di costruire una strategia europea capace di ridurre le dipendenze tecnologiche. Temi che incrociano anche la sicurezza nazionale e il lavoro del Copasir. Ne parla a Formiche.net il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva e componente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, da tempo impegnato sul fronte del controllo delle tecnologie di sorveglianza e della sicurezza digitale.