Non un semplice pigmento, né una campitura di colore statica, ma un fenomeno luminoso e fluido che nasce dall’incontro tra luce, acqua, roccia. E percezione.

Nel contesto delle celebrazioni per il Bicentenario della riscoperta della Grotta Azzurra (1826-2026), l’isola azzurra accoglie un evento importante: giovedì 13 agosto, a Capri presso la Fondazione Serena Messanelli Zweig e nell’ambito della rassegna «Quattro Parole ed un Suono» promossa dalla stessa Fondazione Serena Messanelli Zweig e da IACC Italia ETS (Associazione Italiana dei Consulenti-Progettisti del Colore), il color designer Massimo Caiazzo terrà la conferenza “Il Blu di Capri. Quando la fisica diventa poesia”.

La storia moderna della Grotta Azzurra inizia infatti ufficialmente il 18 aprile 1826, quando il poeta e pittore tedesco August Kopisch e il collega Ernst Fries sfidando antiche superstizioni popolari entrano a nuoto nella cavità rocciosa, guidati dal pescatore caprese Angelo Ferraro. Già nota in epoca romana e utilizzata dall'imperatore Tiberio come ninfeo, da quel giorno del 1826 la Grotta torna nell’immaginario romantico e internazionale, affascinando generazioni di artisti, scrittori e viaggiatori. Ma cosa rende la sua luce così irreale? Come spiegherà Massimo Caiazzo durante il suo intervento, l’azzurro intenso che avvolge la grotta non è una proprietà della materia, ma della luce stessa. Il sole penetra nella cavità rocciosa prevalentemente attraverso una grande apertura sommersa: attraversando l'acqua, lo spettro luminoso viene filtrato e le radiazioni blu – disperdendosi più efficacemente nell'elemento liquido – si diffondono sulle pareti rocciose. L'azzurro della Grotta varia continuamente con il trascorrere delle ore, l'inclinazione del sole, le maree e la posizione di chi osserva. Può virare dal cobalto al turchese, dall'oltremare al verde-blu.