Ci sono luoghi, nel profondo blu del nostro mare, a cui si finisce per legare un pezzo di anima. Per me, uno di questi è indubbiamente il Banco di Santa Croce. Situato ad appena 600 metri dalla costa di Vico Equense, nel Golfo di Napoli, questo arcipelago sommerso è un vero e proprio miracolo geologico e biologico. Sette pinnacoli di roccia calcarea sprofondano fino a oltre 60 metri, per poi innalzarsi verso la superficie creando una spettacolare cattedrale sottomarina.
Frequento queste acque da oltre 25 anni e ne sono stato un testimone oculare innamorato. Ho visto questo luogo trasformarsi, crescere, riempirsi di una vita sempre più rigogliosa. Il mio legame affettivo con il Banco è tale che, attraverso l'obiettivo della mia macchina fotografica, ho cercato di raccontarne la magia al mondo intero: molti degli scatti realizzati proprio tra queste guglie hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti in concorsi internazionali, a dimostrazione di quanto questo fazzoletto di Mar Tirreno non abbia nulla da invidiare a mete esotiche ben più blasonate.
Istituita nel 1993 come Zona di Tutela Biologica (ZTB) proprio per l'incredibile concentrazione di flora e fauna, l'area è oggi una vertiginosa esplosione di biodiversità. Chi vi si immerge si ritrova a planare tra banchi di sardine fitti come nuvole, cernie maestose, tonni in caccia, spugne variopinte e fitte foreste di gorgonie. Soprattutto, il Banco è uno dei rarissimi santuari in cui si riproduce il Gattuccio maggiore (Scyliorhinus stellaris), uno squalo a rischio estinzione, tristemente inserito nella "lista rossa" della IUCN. La rarità di questo splendido animale ha dato vita al progetto di tutela "Stellaris", che monitora la zona considerandola la più importante in assoluto per la riproduzione della specie. Al gattuccio, nel tempo, si sono affiancate presenze sempre più costanti ed eleganti, come le meravigliose aquile di mare.








