di

Luca Bergamin

La zona, verdissima e ricca di ville, si contraddistingue per la sua fedeltà alle tradizioni popolari, la coesione dei suoi abitanti e il legame strettissimo con la storia

I tiberiani, come ci tengono a farsi chiamare e si apostrofano tra di loro gli abitanti di Capri che vivono nell’area più a nord est dell’isola, si incrociano a partire dal ficus plurisecolare di Villa Helios, amatissimo anche da Giovanni Paolo II quando ancora non era stato nominato arcivescovo di Cracovia e trascorreva periodi di vacanza in quel luogo che, prima di diventare un hotel assai colto e ricercato, ospitava appunto un istituto religioso. E, ancora, eccoli che si scambiavano saluti e favori pratici - ad esempio portare la spesa a chi abita più in alto - alla Croce, come è conosciuto il crocicchio di strade che salgono e scendono alla Passeggiata del Pizzolungo. Anche al Barbone, laddove ora si trova una salumeria ma prima abitava un saggio arrivato da lontano contraddistinto da una lunga barba bianca, poco sopra la Chiesa di San Michele alla Croce, va in scena il consueto confronto tra le primizie degli orti e giardini. Questa zona di Capri, infatti, seppur vicina alla Piazzetta e alla Certosa, si contraddistingue per la sua fedeltà alle tradizioni popolari, la coesione dei suoi abitanti, il legame strettissimo con la storia, in particolare quella romana. Se da qualche decennio quassù si trovano le dimore più eclettiche sul piano botanico quali Villa Aurora e Villa La Schiava, che sono dirimpettaie e si fregiano di splendide ortensie, La Monetella e quella Villa Moneta scelta da molti cantanti per girare video musicali e in passato affittata dalla contessa Marta Marzotto che invitava assai spesso il pittore Renato Guttuso, oltre a Villa Astarita a picco sul mare, in passato fu l’imperatore Tiberio a nobilitare quest’area verde e rigogliosa dell’isola che negli ultimi tempi ha conquistato anche George Clooney: i tiberiani se lo sono trovati davanti agli occhi soltanto pochi giorni fa mentre visionava una villa da acquistare proprio quassù. Probabilmente si tratta della villa a Caramella, come la chiamano qui, appartenuta al regista Carlo Ludovico Bragaglia, celebre per avere diretto varie volte Totò e averlo invitato spesso qui a provare le sceneggiature.