È stato un lampo: il tycoon della Casa Bianca che indossa il rosso berrettino da golfista con stampigliato sopra in bianco «Trump 2028», tipo gadget per le elezioni presidenziali del 2028 e poi l’onda del chiacchiericcio inutile sulla presidenza della Repubblica italiana che scadrà solo nel 2029. Di fronte all’horror vacui che la fine del secondo mandato di Mattarella squaderna davanti agli occhi, la mente è corsa da sola al riparo, a quell’oasi di buon senso, umanità e rigore costituzionale che trova casa oggi nel palazzo del Quirinale.
Se, però, Trump gioca a mosca cieca con le istituzioni americane - perché lì non c’è storia per un terzo mandato (a meno di riforme costituzionali piuttosto improbabili al momento) - sarebbe persino impertinente immaginare che il Presidente Mattarella possa accettare un sia pur teorico ragionamento su un suo terzo mandato che, tuttavia, la nostra Costituzione non impedisce.
Quindi chiediamo scusa a Mattarella e torniamo al chiacchiericcio. Che è, francamente, del tutto fuori luogo. E non solo perché siamo a due anni e mezzo dal voto quirinalizio, ma anche perché bisogna ricordare a chi esterna sulla «Meloni for President», nella calura cattiva di questa estate estrema, che gli sprint a distanza così siderale non hanno mai funzionato, né nelle repubbliche remote, né in quelle a noi più vicine.















