“Io in Calabria mi sto trovando benissimo. Sapevo che avrei ricevuto una bella accoglienza, ma non mi aspettavo una serata così. Significa che oggi sto raccogliendo i frutti di ciò che ho seminato in 65 anni di carriera, lavorando sempre con garbo, misura e buoni sentimenti”. Così Lino Banfi, ospite della quarta serata del Magna Graecia Film Festival di Soverato.
L’attore ha ripercorso gli esordi durante la guerra e gli anni della lunga gavetta, un valore che, a suo dire, oggi rischia di andare perduto. “A sette anni, durante i bombardamenti in Puglia, mi chiamavano per far ridere i bambini spaventati dalle sirene e dalle bombe. Il mio destino, già allora, era quello di far ridere. Ho fatto ridere quattro generazioni”. Banfi ha poi ricordato i primi passi compiuti lontano da casa: “A 17 anni sono andato a Milano, in un periodo in cui ai meridionali non affittavano neppure le camere. Ne ho fatta tanta di strada, anche grazie a mia moglie, che ha sempre creduto in me. Oggi sono felice di essere qui: la Calabria è da sempre gemellata con la mia Puglia”.
Immancabile il passaggio sui personaggi più iconici della sua carriera, da Oronzo Canà de L’allenatore nel pallone, nato da un’idea suggeritagli in aereo dall’allenatore Nils Liedholm, fino a Nonno Libero di Un medico in famiglia, diventato un fenomeno capace di conquistare più generazioni: “Quando lessi il format spagnolo capii che si poteva costruire una storia adatta a tutte le età, ma il nonno originale non mi piaceva: era un po’ volgare. Ho voluto cambiarlo e trasformarlo in un pilastro della famiglia. Nonno Libero mi ha regalato il pubblico dei ragazzini e delle nuove generazioni, completando il Banfi che conoscete”.










