Non sono bastate cinque settimane di lavori né i 100 mila euro spesi dal Comune per il noleggio dei mezzi per la pulizia del Po. Malgrado la lunga operazione di rimozione della vegetazione acquatica, conclusa l’altro ieri, il grande fiume resta coperto da ampie distese verdi. È l’effetto delle alghe rimaste in superficie, che le alte temperature di queste settimane hanno fatto proliferare e che i mezzi meccanici non sono riusciti ad estirpare. A soffrire di più sono i Murazzi. È davanti ai locali che oggi il Po offre un colpo d’occhio tutt’altro che invitante, tra insetti e cattivi odori. Per contenere il problema, il Comune schiera ogni giovedì – lo farà anche questa mattina – la Protezione civile: i tecnici, a bordo di un’imbarcazione, raccoglieranno a mano la vegetazione. Ma lo faranno guardando il cielo, nella speranza che le prossime settimane portino piogge sufficienti a trascinare via gli ultimi residui. Non accadrà subito: stando all’ultimo bollettino di Arpa, oggi sarà una giornata da bollino rosso, con temperature percepite fino a 38 gradi.

Tresso: «Rimosse 200 tonnellate di vegetazione» «Abbiamo rimosso 200 tonnellate di vegetazione» spiega l’assessore con delega ai Fiumi, Francesco Tresso. La pulizia del Po, partita l’11 giugno, è proseguita fino al 17 luglio, per poi riprendere per un solo giorno all’inizio di questa settimana davanti a piazza Vittorio Veneto. È stata impiegata una chiatta con due pale meccaniche, che hanno raccolto le piante acquatiche poi smaltite da Amiat. Una decina le specie censite, compresa la Elodea nuttallii, pianta non autoctona originaria del Nord America che infesta il fiume ormai dal 2022. «In questo momento non ci sono più piante radicate nel letto del fiume – spiega Tresso –. Quelle che si vedono lungo la sponda sono alghe imprendibili per i mezzi meccanici». Non è un caso, aggiunge, che si concentrino ai Murazzi, nel tratto più vicino alla diga Michelotti: qui la corrente rallenta, favorendo la proliferazione della vegetazione.