Si parte giovedì mattina. Una chiatta inizierà a risalire il Po con a bordo un “ragno”, un grande braccio meccanico dotato di un artiglio metallico. Il suo compito sarà uno soltanto: rimuovere dall’acqua gli ammassi di vegetazione che si sono accumulati nelle ultime due settimane riempiendo la superficie del fiume di grandi chiazze verdi. Dopo il sopralluogo effettuato giovedì scorso, arrivato dopo giorni di segnalazioni e proteste, il Comune ha fissato la data dell’intervento di pulizia del fiume. Si partirà l’11 giugno dalla zona del ponte Isabella e per sette-dieci giorni si lavorerà lungo il tratto del Po interessato dal fenomeno, dalla darsena del Fioccardo fino alla Gran Madre.

Il Po in secca tra piante e fauna: così il fiume cambia volto

Dove saranno portate le alghe Grazie al ragno meccanico, le piante verranno agganciate, sollevate dall’acqua e depositate sulla banchina dei Murazzi. Da lì saranno poi raccolte e smaltite da Amiat. L’operazione sarà condotta con attenzione per evitare che la vegetazione si frammenti durante le operazioni di recupero, lasciando in acqua porzioni in grado di attecchire e proliferare ulteriormente. L’obiettivo è liberare il fiume da filamenti e grovigli che da fine maggio rendono più complessa l’attività dei circoli remieri. Sono stati gli stessi canottieri, con l’avvio degli allenamenti estivi, a rimboccarsi le maniche e mettere le mani in acqua per aprirsi un passaggio tra le piante. Il tratto di fiume dell’intervento «Partiremo dalla zona del ponte Isabella per consentire all’Eridano di disputare regolarmente la regata in programma domenica prossima» spiega l’assessore ai Fiumi, Francesco Tresso. È stato l’esito del sopralluogo del 4 giugno — cui avevano partecipato tecnici di Comune, Città Metropolitana, Enea ed Ente Parco — a convincere Palazzo Civico ad accelerare. A bordo di un canotto della polizia municipale di zona, i tecnici avevano raccolto campioni della vegetazione presente in superficie. Le specie che infestano le acque Le analisi hanno poi individuato una decina di specie differenti. Fra queste figura l’Elodea nuttallii, pianta acquatica invasiva originaria del Nord America che da alcuni anni prolifera nel Po. Ma c’è anche un’altra presenza che ha attirato l’attenzione degli esperti: il Myriophyllum aquaticum. Era stata questa specie, originaria del Sud America, a rendersi protagonista nel 2016 di una delle più imponenti proliferazioni vegetali mai registrate nel tratto torinese del fiume. All’epoca il Po si era trasformato in un vasto tappeto verde ed erano stati necessari interventi straordinari per riportare la situazione sotto controllo. «Abbiamo trovato anche una quantità di alghe superiore alla media» aggiunge Tresso. Perché il Comune attenderà fino a giovedì e non interverrà subito? La risposta è legata ai lavori in corso sugli attracchi della navigazione turistica. Gli stessi mezzi che da dopodomani entreranno in azione sul Po sono infatti impegnati in questi giorni nei cantieri sulle sponde finanziati con fondi Pnrr. «L’anno prossimo anticiperemo i controlli: quest’anno siamo stati sorpresi dal caldo anomalo di fine maggio» ammette l’assessore. Colpa del caldo estremo Proprio le temperature elevate registrate due settimane fa, unite all’abbondanza di nutrienti trasportati dal fiume e alla lentezza della corrente nel tratto urbano del Po, hanno creato condizioni favorevoli alla crescita della vegetazione acquatica. Tra dodici mesi, però, Palazzo Civico non potrà permettersi di farsi trovare nuovamente impreparato. Nella primavera del 2027 tornerà la navigazione turistica sul Po e il grande fiume dovrà presentarsi in condizioni diverse per consentire la partenza del progetto nel migliore dei modi.