Nell’intervista di qualche giorno fa su Il Giornale, a Tommaso Cerno che gli chiedeva, accartocciato ai suoi piedi, se nel centrodestra alle prossime elezioni ci sarà anche Vannacci, Giorgia Meloni ha risposto che non sarebbe serio proporre un’alleanza a chi «fino al giorno prima ha cercato di affossarti in ogni modo» e «ha sempre votato contro la fiducia a questo Governo». Questa risposta, però, non significa affatto che Meloni abbia definitivamente escluso di proporre a Vannacci di entrare nella coalizione di centrodestra.
Nei codici della politica italiana le parole non significano quello che dicono, ma quel che sottintendono, nascondono o perfino negano. Infatti nessuno, letteralmente nessuno tra gli analisti, gli osservatori, i giornalisti e i politici italiani ha minimamente pensato che con quell’intervista Meloni avesse chiuso – anzi, semmai aperto – il negoziato col generale.
Allo stesso modo, quando nell’intervista benevola, ma non sdraiata Cerno style, che Claudio Cerasa ha fatto a Elly Schlein, la segretaria del Partito democratico ha affermato che il Partito democratico «ha sempre convintamente sostenuto l’Ucraina con tutti i mezzi necessari» e che continuerà a farlo perché «è inaccettabile pensare che qualcuno, in Europa, possa pensare di riscrivere i confini con l’uso della forza», nessuno degli addetti ai lavori ha interpretato queste parole come l’annuncio che la testardaggine unitaria della leader democratica non avrebbe tollerato il superamento di questa linea rossa.







