Il vorticoso apri e chiudi dello Stretto di Hormuz genera una straordinaria incertezza. Per l’Italia è sempre l’energia, che manca e che costa, il tasto dolente. Se andiamo avanti di questo passo aumentano i problemi per l’inverno. Con i prezzi tra bollette e prodotti alimentari ormai insostenibili. Soprattutto in un Paese dove i salari sono i più bassi d’Europa. Le sofferenze del nostro commercio. L’opinione di Maurizio Guandalini
È arrivata la bufera. O per azzerare il catastrofismo di maniera, saccheggiando il poeta Sandro Penna, si sente “il soffio di qualcosa che verrà”. Incertezza elevata. Lo shock energetico deve ancora manifestarsi, si contiene la Banca Centrale Europea. Il gas aumenta. Si trascina dietro l’elettricità che fa prezzo sul gas. Alert di Confindustria, le imprese chiedono prestiti ma per pagare le bollette. Il gasolio è incontenibile. I camion che trasportano i prodotti sforano sui costi. Le scorte di petrolio scarseggiano. Così come le raffinerie, bombardate in Russia e nel Golfo, non se ne trovano che lavorano il greggio prima di arrivare alla pompa. Soluzioni immediate poche. Il bilancio dello Stato ha i cordoni tesi ed è stretto nei movimenti perché sull’energia dipendiamo dagli altri. Poco più di 120 milioni di euro per l’accise di 17 centesimi al litro di gasolio contro i 29 miliardi di euro (dati Cgia di Mestre) che gli italiani pagheranno, nel corso dell’anno, per i costi aggiuntivi di gas, elettricità e carburante. I salari sono fermi, i prezzi dei prodotti corrono all’insù. Ci si è messo pure il caldo, una tassa climatica appiccicosa che costa lo 0,4% del Pil. E la crisi del commercio.








