Il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli (Imagoeconomica)

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Se da una parte tira un sospiro di sollievo per lo shock petrolifero «scampato» dopo la chiusura dello stretto di Hormuz, dall’altra Davide Tabarelli, presidente di Norisma Energia, è molto preoccupato perché con l’arrivo dell’inverno i rincari potrebbero non riguardare più soltanto la benzina.

Dopo mesi di chiusura a intermittenza dello stretto di Hormuz, che idea si è fatto: l’attacco in Medio Oriente ha cambiato gli equilibri degli interscambi petroliferi per sempre?

«Sì, assolutamente perché siamo di fronte a qualcosa di inspiegabile: in questo momento sul mercato manca un volume di petrolio che in passato avrebbe fatto schizzare il barile a 200 dollari, quindi l’oro nero oggi in realtà nella percezione dei mercati c’è ed è ancora disponibile. E l’assenza di uno shock vero e proprio dimostra che a cambiare è il paradigma del petrolio, ovvero gli schemi interpetrativi. Non soltanto secondo il nostro istituto di ricerca, per tutti gli analisti e i manager dell’industria è innegabile che non ci sia stato questo aumento tanto temuto perché c’è ancora fiducia che la situazione possa risolversi. La chiusura ormai è arrivata da 5 mesi, i prezzi sarebbero dovuti schizzare; quindi, è vero che ci sono gli aumenti ma non il blocco totale, lo shock petrolifero. Il mercato non si sta preoccupando dell’ammanco fisico del prodotto: il petrolio scarseggia nei tanks per gli automobilisti, per gli aerei e per i tir, ma ora gli operatori finanziari non se ne accorgono. La benzina è aumentata a 2 euro e le scorte strategiche commerciali sono state dimezzate. Avevamo stimato meno tempo perché si rischiasse una situazione drammatica, però prima o poi arriveremo al fondo del barile. Gli altri due shock giganteschi furono nel 1973 (per l’embargo verso Occidente dopo la guerra dello Yom Kippur) e nel 1979 (anno della rivoluzione iraniana): anche lì c’era la paura per la chiusura dello stretto di Hormuz, ma adesso il lupo rischia di arrivare quando le pecore non se lo aspettano, allora bastò molto meno per triplicare i prezzi. Questo perché in quelle due occasioni si diffuse il panico. Oggi ci fidiamo ancora degli Usa e delle parole di Trump. Questo è positivo, ma a me preoccupa l’inverno».