È un problema, notevole, con cui devono misurarsi e che riguarda potenzialmente tutti i pazienti cronici sottoposti a visite specialistiche e, successivamente, alle procedure di accertamento medico-legale. In particolare, tra questi, spiccano, anche per numero, le persone con malattie reumatologiche e autoimmuni: circa 580 mila in Piemonte, un esercito di cittadini costretti a convivere quotidianamente con patologie invalidanti, che alternano fasi di remissione ad altre, in cui le malattie si ripropongono, ai vari livelli. E sono molti. Referti specialistici: cosa denuncia AAPRA ODV La segnalazione arriva da AAPRA ODV, Associazione Pazienti Reumatologici e Autoimmuni, nella persona di Raffaele Paone, il presidente. E riguarda essenzialmente la refertazione. Meglio: la modalità di redazione dei referti al termine delle visite. «In molti casi il documento si limita a registrare la presenza del paziente, gli esami effettuati e la conferma o la modifica della terapia farmacologica - premette Paone -. Non vengono invece descritte in maniera adeguata la storia clinica, l'evoluzione della malattia, le limitazioni funzionali, la fatigue, il dolore, la riduzione dell'autonomia e le concrete ripercussioni della patologia sulla vita quotidiana, familiare, sociale e lavorativa». Perché un referto incompleto può compromettere invalidità e legge 104 Queste omissioni non sono prive di conseguenze. «Il referto specialistico rappresenta infatti uno degli elementi fondamentali attraverso i quali gli organismi medico-legali possono valutare la reale condizione della persona. Se la documentazione sanitaria restituisce soltanto un sintetico "diario di visita" o un aggiornamento farmacologico, il paziente rischia di apparire, dal punto di vista documentale, privo di particolari limitazioni, nonostante conviva quotidianamente con una malattia complessa, invalidante e capace di determinare rilevanti restrizioni nella vita sociale e lavorativa». Riforma della disabilità: il rischio di valutazioni incomplete La questione assume oggi una rilevanza ancora maggiore alla luce della riforma in materia di disabilità. La provincia di Torino è coinvolta nella fase sperimentale dal primo marzo 2026, mentre l'attuazione sull'intero territorio nazionale è prevista dal primo gennaio 2027. «Il nuovo sistema dovrebbe considerare la persona nella sua globalità, tenendo conto non soltanto della diagnosi ma anche delle limitazioni funzionali, dei fattori ambientali, delle necessità di sostegno e degli eventuali accomodamenti ragionevoli - rimarca il presidente -. Tuttavia, se tali limitazioni non vengono adeguatamente descritte e documentate nei referti clinici, il rischio è che non possano essere correttamente considerate durante la valutazione». Le conseguenze per invalidità civile, legge 104 e lavoro Le conseguenze possono incidere sul riconoscimento dell'invalidità civile, dei benefici previsti dalla legge n. 104 del 1992, del congedo per cure e degli accomodamenti necessari in ambito lavorativo. Possono inoltre rendere più difficile, per il medico competente aziendale, valutare correttamente le effettive condizioni e i deficit funzionali del lavoratore. «Come Associazione stiamo ricevendo numerose segnalazioni. Tra queste vi sono persone che, pur essendo affette da patologie reumatologiche e autoimmuni, talvolta associate anche a patologie oncologiche, in occasione della revisione o della presentazione di una domanda di aggravamento hanno subito riduzioni molto rilevanti della percentuale di invalidità».
Malattie reumatiche, così un referto troppo generico fa scendere l’invalidità dall’88 al 45%
L’associazione dei pazienti denuncia che i referti specialistici, riportando solo esami e terapie ma non limitazioni funzionali, dolore, fatigue e impatto sull…









