Pubblicato il: 29/07/2026 – 15:00
di Fabio Benincasa
COSENZA Il sorriso di Francesca è contagioso, la 12enne originaria di Spezzano della Sila raggiunge la biblioteca dell’ospedale Annunziata di Cosenza per salutare medici e infermieri che l’hanno aiutata a combattere una malattia silenziosa, che in poche ore aveva cancellato ogni speranza. Ad accoglierla anche i sindaci di Spezzano della Sila e Casali del Manco, Salvatore Monaco e Francesca Pisani.
L’inizio di un incubo
E’ il 29 marzo 2026 quando Francesca avverte i primi sintomi, sono la mamma e il papà della piccola – Maria Cucio e Diego De Marco – a riportare indietro la memoria a quelle drammatiche ore. «Nostra figlia presentava una paresi della parte destra del corpo, non riusciva a parlare. Siamo corsi in pronto soccorso e devo ammettere che il personale medico e infermieristico dell’ospedale di Cosenza è stato straordinario sin dai primi istanti». Gli esami radiologici, la Tac, escludono lesioni di natura neoplastica e ci si interroga sulla presenza e sulle cause dell’edema cerebrale che nel corso di 36 ore farà precipitare la situazione. «La pressione endocranica aveva spostato l’asse del cervello di quasi un centimetro, ci dissero che avevamo due ore di tempo per decidere se sottoporla ad un intervento salvavita. Una craniectomia». Non solo la paura di perdere una figlia, ma anche la responsabilità di una decisione difficile. «Devo sottolineare la bravura del dottore Andrea Bruni – direttore del reparto di Terapia Intensiva dell’Ao di Cosenza – e di tutti coloro che hanno lavorato per salvare la vita di Francesca». Il post intervento concede qualche ora di tregua, il pericolo non è scampato e la diagnosi riconduce alla presenza di una condizione autoimmunitaria che convince i medici a proporre una terapia ad ampio spettro. «Il prelievo del liquor è stato sottoposto all’attenzione di centri importanti e specializzati, tutti hanno restituito un esito negativo». I medici dell’ospedale di Cosenza, «al buio, sono riusciti a comprendere quali potessero essere le giuste cure, ma ancora oggi non abbiamo certezze sulle cause scatentanti della encefalopatia autoimmune».






