Il presidente dell'istituto D'Ascenzo: "Un tema che ha una rilevanza sociale estremamente consistente e purtroppo ancora molto attuale". Esiti mortali nel 41% dei casiIl presidente dell'istituto D'Ascenzo: "Un tema che ha una rilevanza sociale estremamente consistente e purtroppo ancora molto attuale". Esiti mortali nel 41% dei casiOgni anno sono circa 1.160 i lavoratori riconosciuti affetti da patologie correlate all’amianto. Lo indicano i dati dell’Inail per il periodo 2020-2024 presentati durante l'audizione davanti alla commissione d'inchiesta sulel condizioni di lavoro in Italia. "La gravità del fenomeno emerge anche dall'elevata incidenza degli esiti mortali, che nel quinquennio hanno riguardato mediamente il 41% dei lavoratori riconosciuti", sottolinea il rapporto. "Le vittime dell'amianto sono un tema che ha una rilevanza sociale estremamente consistente e purtroppo è ancora molto attuale. Sicuramente è di assoluta attualità", ha detto il presidente Fabrizio D'Ascenzo. I casiTumori maligni del tessuto mesoteliale e dei tessuti molli in testa con circa il 40% dei casi, seguiti da malattie della pleura (29%), malattie polmonari da agenti esterni (17%) e tumori maligni dell'apparato respiratorio e degli organi intratoracici (13%). Nel 2024 il 74% dei casi si concentra nel settore industria, con particolare rilevanza dei comparti metalmeccanico e delle costruzioni. Al 31 dicembre 2024 risultavano in vigore 3.996 rendite di inabilità permanente conseguenti a patologie asbesto-correlate, pari a circa il 4% delle rendite da malattia professionale complessivamente gestite dall'Istituto. L'età media dei titolari è di 78 anni e mentre il grado medio di menomazione è del 38%, significativamente superiore a quello rilevato per il complesso delle malattie professionali. Un'incidenza recordL’incidenza sul totale delle rendite rese dall’Inail è notevole. Solo nel 2024 risultavano in fase di pagamento 15.125 rendite ai superstiti riconducibili a patologie correlate ad amianto, una cifra pari al 46,5% di tutte le rendite ai superstiti da malattia professionale. Quasi uno su due. "Ad oltre trent'anni dalla legge n. 257 del 1992, che ha disposto la cessazione dell'impiego dell'amianto nel nostro Paese, gli effetti dell'esposizione a tale minerale continuano purtroppo a manifestarsi con particolare intensità, in ragione dei lunghi tempi di latenza che caratterizzano le patologie ad essa correlate" afferma D'Ascenzo. "L'amianto ancora oggi richiede un impegno costante e multidisciplinare da parte di tutte le istituzioni coinvolte", aggiunge.Appena due giorni fa, la corte d’appello di Milano aveva disposto la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva entro 90 giorni accogliendo così il ricorso dei cittadini e sospendendo le attività fintanto che non si procederà con la completa bonifica dall’amianto e la riduzione delle emissioni sottili.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp