Con una media di 1.160 casi all’anno, nel periodo compreso tra il 2020 ed il 2024, quello dell’esposizione all’amianto sui luoghi di lavoro è un pericolo tutt’ora molto serio. Che nel 41% dei casi poi sfocia in tumori con esiti purtroppo mortali. E’ il presidente dell’Inail Fabrizio D'Ascenzo, in audizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia a rilanciare l’allarme-asbesto. «Ad oltre trent'anni dalla legge n. 257 del 1992, che ha disposto la cessazione dell'impiego dell'amianto nel nostro Paese, gli effetti dell'esposizione a tale minerale continuano purtroppo a manifestarsi con particolare intensità, in ragione dei lunghi tempi di latenza che caratterizzano le patologie ad essa correlate – ha spiegato D’Ascenzo -. L'amianto, pertanto, ancora oggi richiede un impegno costante e multidisciplinare da parte di tutte le istituzioni coinvolte». I dati del fenomeno Nel quinquennio 2020-2024 si va dai1.242 casi riconosciuti nel 2020 ai 1.022 nel 2024. Le malattie più frequentemente riconosciute sono i tumori maligni del tessuto mesoteliale e dei tessuti molli, che rappresentano circa il 40% dei casi, seguiti dalle altre malattie della pleura (29%), dalle malattie polmonari da agenti esterni (17%) e dai tumori maligni dell'apparato respiratorio e degli organi intratoracici (13%). La gravità del fenomeno emerge anche dall'elevata incidenza degli esiti mortali, che nel quinquennio hanno riguardato mediamente il 41% dei lavoratori riconosciuti. Nel 2024 il 74% dei casi si concentra nel settore industria, con particolare rilevanza dei comparti metalmeccanico e delle costruzioni. In base ai dati dell’Inail al 31 dicembre 2024 risultavano in vigore 3.996 rendite di inabilità permanente conseguenti a patologie asbesto-correlate, pari a circa il 4% delle rendite da malattia professionale complessivamente gestite dall'Istituto. I titolari presentano un'età media di 78 anni e un grado medio di menomazione del 38%, significativamente superiore a quello rilevato per il complesso delle malattie professionali. Nello stesso anno erano inoltre in pagamento 15.125 rendite ai superstiti riconducibili a patologie asbestocorrelate, pari al 46,5% di tutte le rendite ai superstiti da malattia professionale, dato che conferma la particolare gravità e letalità delle malattie derivanti all'esposizione all'amianto. Per quanto riguarda invece la tutela dei soggetti affetti da mesotelioma riconducibile ad esposizione ambientale o familiare, alla data del 15 settembre 2025, erano pervenute all'Inail 4.194 domande di prestazione una tantum relative al periodo 2015-2024. Di queste, l'82% è stato accolto, il 15% respinto e il restante 3% risultava ancora in istruttoria o sospeso. Le esposizioni di natura ambientale rappresentano oltre il 90% dei casi riconosciuti. Cosa fa l’Inail «L'Inail - ha spiegato ancora il suo presidente - nell'ambito del proprio mandato istituzionale, profonde da sempre il massimo impegno nell'affrontare tale problematica attraverso un approccio integrato che valorizza tutti gli strumenti di intervento a disposizione dell'Istituto, dalla prevenzione alla ricerca, dall'innovazione tecnologica alla tutela assicurativa e socio-assistenziale». In particolare sul versante della prevenzione, «particolare rilievo assumono gli incentivi economici destinati alle imprese attraverso i Bandi Isi, che negli anni hanno sostenuto numerosi interventi di bonifica e rimozione dei materiali contenenti amianto presenti negli ambienti di lavoro, favorendo la riduzione dell'esposizione dei lavoratori e contribuendo al miglioramento delle condizioni di sicurezza». Sul piano della sorveglianza sanitaria e dell’epidemiologia occupazionale, invece, «in sinergia con il sistema delle Regioni, l'Istituto elabora e valorizza le conoscenze sui fenomeni espositivi e sui fattori di rischio connessi all'amianto, anche attraverso il coordinamento e il supporto alla rete dei Centri Operativi Regionali (Cor), nell'ambito del Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM), che costituisce uno strumento indispensabile per il monitoraggio dell'andamento delle patologie asbesto-correlate e per l'orientamento delle politiche pubbliche di prevenzione». Da ultimo D’Ascenzo ha segnalato che nell'ambito della ricerca scientifica, l'Inail è inoltre impegnato nello sviluppo di soluzioni innovative e tecnologie avanzate per la gestione, il confinamento, la bonifica e la rimozione in sicurezza dei materiali contenenti amianto spiegando che «le attività di ricerca dell'Istituto hanno consentito l'individuazione di tecnologie ad elevato contenuto innovativo, alcune delle quali sono attualmente oggetto di tutela della proprietà industriale e suscettibili di future applicazioni operative».
L’Inail rilancia l’allarme amianto: ogni anno 1.160 nuovi casi, il 41% sono mortali
Il presidente D’Ascenzo in audizione in Parlamento: «L'amianto continua a fare vittime, serve un impegno costante e multidisciplinare da parte di tutte le isti…








