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12 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:38

Continua la strage sul lavoro. Nei primi undici mesi del 2025, le morti denunciate all’Inail sono state 1.002. Il dato è quasi invariato rispetto all’anno prima, a dimostrazione dell’insufficienza degli interventi per aumentare la sicurezza dei lavoratori. La maggior parte delle vittime, 729 (sette in più rispetto allo stesso periodo dell’anno prima), ha perso la vita durante l’attività lavorativa, mentre 273 sono morte mentre si trovavano in itinere, durante il percorso verso il lavoro. Ma anche quest’anno la conta dei morti ha continuato a salire: “In neanche due settimane, contiamo già otto morti accertate nei luoghi di lavoro”, commenta il presidente dell’Associazione fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, Antonio Di Bella, ricordando i casi di Claudio Salamida, morto questa mattina nell’acciaieria 2 degli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto, e Pietro Zantonini, 55enne “morto a -12 gradi nella notte tra l’8 e il 9 gennaio” a Cortina D’Ampezzo dove lavorava come vigilante notturno in un cantiere dei Giochi Milano-Cortina 2026.

L’incidenza dei decessi sul lavoro, in rapporto agli occupati, è stabile rispetto all’anno precedente. Quello che emerge è un fenomeno persistente in settori ad alto rischio come l’agricoltura e in alcune attività manifatturiere e commerciali, dove la fretta e la fatica fanno il gioco di un sistema che spesso dimentica la sicurezza. Negli 11 mesi considerati la gestione agricoltura passa da 90 a 102 casi mortali denunciati e il Conto Stato da otto a nove, mentre l’Industria e servizi scende da 624 a 618. Tra i settori con più decessi avvenuti in occasione di lavoro si evidenziano per gli incrementi le Attività manifatturiere (da 94 a 108 denunce) e il Commercio (da 51 a 61), per i decrementi le Costruzioni (da 147 a 133), il Trasporto e magazzinaggio (da 99 a 98), i Servizi di supporto alle imprese (da 37 a 36), le Attività di alloggio e ristorazione (da 21 a 18) e la Sanità e assistenza sociale (da 17 a 9).