HomeAnconaCronacaMorì per l’amianto in cantiere. Aumenta il risarcimentoL’azienda si era opposta in primo grado, ma in Appello il conto si è alzato. Alla famiglia andrà 1 milione e 50mila euro. L’avvocato: "Volevano solo giustizia".L’avvocato Ludovico BertiRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciMorì di asbestosi, la malattia polmonare provocata dall’amianto, dopo anni di lavoro tra le navi del cantiere Morini, oggi Ferretti Spa, senza esserne mai stato dipendente: l’operaio era un elettricista di una ditta in appalto che realizzava gli impianti a bordo. Ora, al termine di una lunga battaglia giudiziaria, la Corte d’appello ha confermato la condanna dell’azienda a risarcire la famiglia e ha alzato il conto del risarcimento: dai circa 950mila euro liquidati in primo grado a gennaio si arriva a 1 milione e 50mila euro.
A ricostruire la vicenda è l’avvocato Ludovico Berti, legale dei familiari. Dopo la sentenza di primo grado, fondata su una consulenza tecnica e su prove testimoniali, l’azienda aveva impugnato la decisione producendo una nuova perizia di parte, firmata da un noto medico del lavoro, con cui "si tentava di smontare e screditare tutto l’impianto del primo grado". Nel mirino, soprattutto, la presenza stessa della fibra killer nel cantiere: "Si contestava l’utilizzo dell’amianto nel ciclo produttivo delle navi, ammettendolo soltanto per tre unità militari costruite nell’87 e negandolo completamente per il resto – spiega Berti – Una tesi smentita dalle prove e dagli accertamenti: la Corte ha ritenuto irrilevanti quelle considerazioni".









