Il settore della moda prova a rialzare la testa, anche grazie ai primi segnali di ripresa delle vendite in Cina. Ma la ripartenza procede a velocità diverse e i conti di Kering mostrano come il percorso sia ancora tutt’altro che concluso.Luca de Meo, raccontando i risultati trimestrali del gruppo, ha sottolineato che «Kering ha registrato una performance in miglioramento nel secondo trimestre, con un ritorno alla crescita dei ricavi. In tutto il Gruppo stiamo osservando i primi segnali di progresso in termini di attrattività dei marchi e dinamica commerciale». Parole ottimiste, ma non così semplici da riscontrare nei numeri. Kering chiude infatti il primo semestre con un utile netto di 189 milioni di euro, registrando un ulteriore calo, pari a circa il 60% rispetto al primo semestre 2025. Sul fronte dei ricavi, la raccolta è pari a 7,22 miliardi di euro, in flessione del 3% sullo stesso periodo del 2025 ma in crescita dell’1% su base comparabile. Inoltre, nonostante la chiusura di 84 boutique, sulle 100 previste per questo 2026, le vendite nei negozi sono rimaste pressoché intoccate.Guardando ai singoli brand, per Gucci i ricavi sono scesi del 9% su base contabile, a quota 2,76 miliardi, con il secondo trimestre che però ha registrato un rallentamento della flessione. Le nuove collezioni, sottolinea il gruppo, «hanno continuato a riscuotere successo, contribuendo ad aumentare la visibilità del marchio». Inoltre, le partnership annunciate con Alpine e con L’Oréal per Gucci Beauty contribuiranno a rafforzare ulteriormente il valore del marchio e la sua risonanza a livello globale.
Kering: l’utile scende del 60%
Nonostante risultati negativi c’è un miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2025













