Per cercare di contenere la disaffezione dell’elettorato, il cancelliere tedesco Friedrich Merz sta varando un importante rimpasto di governo. Ciò scaturisce dalle dimissioni del capogruppo della CDU al Bundestag, Jens Spahn, ex ministro della Salute durante l’ultimo governo Merkel: Spahn è finito al centro delle polemiche per aver fatto ricorso, assieme a suo marito, alla maternità surrogata. Tuttavia, la situazione non si è rivelata semplice. Il ministro dei Trasporti, il cristiano-democratico Patrick Schnieder, ha chiesto di essere rimosso dal suo incarico, viste le indiscrezioni sul coinvolgimento del suo ministero nel rimpasto, oltre a dissidi riguardo le politiche del suo dicastero. Questo ha spinto i parlamentari della CDU della Renania-Palatinato- da cui viene Schnieder-ad annullare l’incontro, previsto per settembre, con il cancelliere.

Ma gli avvenimenti degli ultimi giorni si inseriscono in una cornice più ampia di criticità che interessa tanto il governo quanto il paese.

C’è stato un periodo, infatti, in cui si guardava alla Germania come un modello, sotto vari aspetti. Il paese aveva un’economia solida, una leader come Angela Merkel che garantiva stabilità e prestigio a livello internazionale e soprattutto europeo. Quel periodo appartiene ormai al passato. Da anni, quella che veniva percepita come la locomotiva d’Europa si è fermata, impantanata in una “crisi” economica e politica da cui non sembra riuscire a risollevarsi. Proprio in questo clima di debolezza e incertezza cresce il consenso di partiti estremisti come l’Alternative für Deutschland. Proprio perché la Germania continua a essere il principale paese dell'Unione Europea sul piano economico, eventuali cambiamenti politici potrebbero avere ripercussioni ben oltre i suoi confini.