di
Alessandro Bocci
Nello staff i nomi di Maccarone, del preparatore dei portieri Roccati, del match analyst Gagliardi. Forse anche Bonucci e Oriali. Ma per il nuovo c.t. c'è da affrontare anche lo scoglio della crisi di talento del calcio italiano
Non ci credeva più neppure lui, tanto che aveva deciso di andare qualche giorno a Saint Tropez, sulla Costa Azzurra, per smaltire la delusione. Roberto Mancini ha ritrovato la Nazionale quando pensava di averla persa. Sino all’ingaggio di Paolo Maldini si è sentito ct in pectore, in attesa del cenno definitivo di Giovanni Malagò, suo amico, compagno di calcetto e di vita al circolo Aniene sul lungotevere, anche di cene, racconti goliardici, confidenze.
Uno a fianco dell’altro qualche giorno fa hanno vinto la Coppa Canottieri over 60. Malagò ha colpito un palo, Mancini ha segnato cinque gol. Sembrava l’ult imo regalo a Giovanni. Mancio ci era rimasto male quando il suo amico presidente aveva accettato, anche se poco convinto, l’idea di puntare su Pirlo. Ma nel momento in cui è squillato il cellulare, lunedì pomeriggio, ha impiegato un attimo a cancellare le ultime settimane di passione e rabbia e a ritrovare la sintonia con quello che adesso diventa il suo datore di lavoro.













