Lunedì sera intorno all'ora dell'aperitivo, sulla passeggiata di Saint Tropez, la telefonata della svolta, quella che Mancini aspettava da quando aveva ammesso l'errore di un addio con il sapore del tradimento. Dall'altra parte del telefono, il presidente della Figc Malagò che aveva appena sciolto ogni dubbio e deciso che sarebbe stato proprio Roberto il prossimo ct della Nazionale. Immediata la convocazione a Roma. «Devi rientrare, domani devi essere qua». Figuriamoci: Mancini ha preso l'aereo all'alba di ieri e ancora prima di mezzogiorno, quando è iniziato il Consiglio Federale, aveva già raggiunto l'accordo su tutti i fronti. Contratto di quattro anni con vista Mondiali 2030 passando dagli Europei del 2028: stipendio inferiore ai due milioni netti a stagione perché stavolta il fattore economico non aveva più il peso del passato.

In serata il tecnico era già al lavoro per decidere il suo staff, a cui manca ancora la figura principale: il vice, cioè il suo braccio destro. Non più Evani, Lombardo o Salsano che lo avevano accompagnato in altre avventure, forse dentro Leonardo Bonucci, uomo della Federazione, oltre a Maccarone, Gagliardi e Roccati che lo avevano seguito in Qatar, nell'Al-Saad. Da pianificare subito anche il piano Nations, molto delicato perchè assai intenso e compresso nei tempi: Mancini spera di imbarcare sulla nave azzurra anche Gabriele Oriali, come ai vecchi tempi. Ne parlerà con Malagò e con lo stesso Claudio Ranieri, con cui si vedrà oggi prima della presentazione condivisa.Il nuovo tecnico azzurro sa che dovrà affrontare una partita ancora più importante, quella contro l'opinione pubblica che non gli ha perdonato l'addio del 13 agosto 2023. E dopo aver chiesto pubblicamente scusa, come rifarà oggi davanti ai microfoni, dovrà risalire la corrente con i risultati, le vittorie e la proposta di un calcio che possa ricondurre l'Italia verso un trionfo come quello di Wembley, maturata anche con un record di imbattibilità storico, appena superato dalla Spagna: 38 partite di fila senza perdere contro le 37 degli azzurri.La Nazionale debutterà allo stadio Olimpico il 25 settembre contro il Belgio di Van Bommel, poi affronterà la Turchia di Montella tre giorni dopo e ancora la Francia, a Parigi, per battezzare il nuovo corso di Zidane (allenatore) e Mbappé (capitano). La Nations assumerà un valore assoluto per la squadra azzurra, scesa al quindicesimo posto del ranking Fifa dopo il Mondiale, nonostante le vittorie conquistate da Baldini contro Lussemburgo e Grecia. Le prime due del girone andranno avanti, la terza farà i play off per mantenere la Serie A del torneo e la quarta scenderà di categoria. È chiaro che il ranking determinerà anche le posizioni nelle fasce dei sorteggi per le qualificazioni ai prossimi Europei: Mancini vuole recuperare il prima possibile affidandosi a una Nazionale esperta, grazie alla vecchia guardia, ma anche moderna e brillante con l'inserimento dei definitivo dei giovani migliori, come Pio Esposito, Palestra, Calafiori, Ndour e Pisilli. L'Italia giocherà a quattro in difesa e non più a tre, modulo a cui si era convertito il nuovo ct prima di lasciare. E potrebbe tornare, oltre a Zaniolo che Mancini lanciò in Nazionale, anche un veterano come Chiesa, che lui stima, per completare un classico 4-3-3: ma dipenderà da come l'esterno inizierà la sua ennesima stagione da riserva nel Liverpool. Donnarumma, Bastoni, Barella, Dimarco, Locatelli, Cambiaso e forse Frattesi le certezze a cui vanno aggiunti gli attaccanti già sicuri di restare nel giro: oltre a Pio, Kean, Retegui, Scamacca e Raspadori. Attenzione a Camarda, doppietta al Celtic, Ekhator e Koleosho con il mirino rivolto anche verso Pinamonti e Colombo. All'estero, sotto osservazione Coppola (Paris Fc), Kayode (Brentford) e i "tedeschi" della Bundesliga Chiarodia, Mané, Reggiani e Inacio. In Italia, in tutte le categorie, Lipani, Fortini, Daffara, Favasuli, Faticanti, Palmisani, Cherubini e Dagasso. La speranza è di trovare nel più breve tempo possibile altri Totti e Del Piero per fare festa.