Il cantiere di Chiomonte in Valle di Susa attaccato da centinaia di no Tav (Ansa)
Powered by
Ci sono acque limacciose in cui i ruoli si confondono, un ambiente opaco in cui gruppi sociali e interessi apparentemente opposti si sovrappongo e si spingono vicendevolmente.
Sembra in effetti di risentire certe vecchie storie degli anni di piombo, di quelle mirabilmente narrate da Giampaolo Pansa e Giorgio Bocca. Storie di aristocratici e borghesi che si eccitano al suono della parola rivoluzione, e s’incapricciano di questo o quell’estremista, forse proprio perché sanno che la rivoluzione non si farà mai davvero, e a loro non costerà nulla baloccarsi un po’ con l’idea della sovversione e della violenza palingenetica.
Bocca e Pansa – con stili e toni differenti – raccontarono il tristo spettacolo di eleganti dimore milanesi e romane che ospitavano terroristi e pistoleri, di agiati rampolli che si abbandonavano al nichilismo della rivoltella, di professori privilegiati che spedivano sul fronte i ragazzetti, magari a morire, per il gusto di immaginarsi tupamaros con il passamontagna in capo.











