«Allenatore o dirigente: se vieni chiamato devi dire sì e basta», così Claudio Ranieri, maggio scorso, poco dopo essere stato defenestrato dalla Roma, e dopo che proprio alla Roma aveva dato - per l'ennesima volta - tutto quello ciò che aveva, portandola dalla zona retrocessione a un passo dalla Champions. Sempre per la Roma, Claudio, ha rinunciato al tuffo in azzurro, un anno fa, quando Luciano Spalletti era stato esonerato da Gabriele Gravina e serviva un uomo che, per dodici mesi, avesse una missione in testa: portare l'Italia al playoff (cosa che è riuscita anche a Rino Gattuso) e poi in America (e qui sappiamo come è andata a finire).
Claudio nel giugno scorso si era trovato davanti a un bivio di fuoco: o la Roma o la Nazionale. Viaggiare sul doppio binario, i Friedkin, non lo avrebbero consentito. E infatti hanno detto no, sbarrando la strada a Claudio, che sulla panchina azzurra averebbe fatto volentieri un giretto. E lo avrebbe meritato, vista la carriera che ha fatto, sarebbe stato il giusto premio, la degna conclusione. Lui ha scelto di restare alla Roma, sognando solo da lontano l'azzurro, vivendo in un pentimento sentito, il rimpianto di aver perso l'occasione della vita, specie per come sono andate le cose a Trigoria. Quella scelta di sposare i colori giallorossi alla fine si è rivelata sbagliata e mai quel rifiuto fu cosi indigesto. Con Gasp non ha legato, da subito, i Friedkin lo hanno appoggiato e sostenuto fino a dover scegliere il tecnico di Grugliasco.Ranieri, un anno dopo, è di nuovo in pista, con quell'Italia che ha sempre puntato, che ha meritato negli anni ma che non è mai riuscito a raggiungere, per un motivo o per un altro. Ormai va di moda dirlo, per Claudio è una chiamata alle armi. L'Italia chiamò, l'Italia di Malagò, principe romano, come Claudio. Che è l'uomo dei miracoli e proprio Malagò, di un altro miracolo in questo momento ha bisogno, dopo il brusco dietro front con il duo Maldini-Leonardo, con la vicenda Pirlo, ct imposto dai suoi ex dirigenti e che non convinceva proprio nessuno, per primo il numero uno della Figc. Il miracolo, Claudio, dovrà farlo da presidente del club Italia e direttore tecnico, ma il ct lo ha scelto - come avviene da sempre - il presidente della Figc, Malagò, e si chiama Mancini, che avrà come consulente un uomo rassicurante e dai modi gentili come Ranieri, anni 74 un mucchio di esperienza sulle spalle (1361 panchine in giro per il mondo), da distribuire da via Allegri a Coverciano.Ranieri nella sua lunga carriera non si è mai goduto la maglia azzurra, ha solo avuto un'esperienza, non felice, di quattro partite alla guida della nazionale greca, da luglio a novembre del 2014. Ha allenato ovunque e squadre di medio e basso livello e anche i top club. Il miracolo certo, quello riconosciuto urbi et orbi è il titolo vinto con il Leicester, che è come portare Lucifero in Paradiso. L'esperienza da dirigente, da senior advisor, non è andata bene, i problemi con Gasperini sono stati gestiti male e deflagrati nel momento peggiore, Claudio è stato gettato a mare, e se n'è fatta una ragione.In Nazionale dovrà rapportarsi con Mancini, che non ha scelto ma ha condiviso, e con i vari allenatori delle squadre nazionali, qui dovrà far tesoro dell'esperienza nella Roma: deve intervenire nei momenti opportuni e non intralciare il lavoro dei tecnici, errore che non ha commesso nemmeno in giallorosso. E non potrà commettere in azzurro. La posta in palio è alta, l'Italia deve viaggiare verso il prossimo Mondiale, passando per l'Europeo tra due anni. Ranieri fa parte della squadra dei romani, veri e acquisiti (come Mancio), ed è l'unico ex romanista. Ma ora conta solo l'azzurro, sopra ogni cosa.












