Claudio l’imperatore. A Catania, ma anche a Palermo, tappe della sua carriera da calciatore, lo chiamavano così. Perché aveva una postura regale. Schiena dritta, un braccio portato spesso dietro, uno all’altezza dello stomaco. E, poi, Claudio Ranieri – pupillo del presidentissimo Angelo Massimino, amico di Gianni Di Marzio, indimenticato allenatore e già moderno manager – in rossazzurro ha scritto una pagina di storia che è stata tramandata di generazione in generazione: la promozione in Serie A ottenuta a Roma nel 1983 con il sostegno di 40mila tifosi arrivati dalla Sicilia e da ogni parte della Penisola per coronare un sogno.

Sorrentino, Ranieri, Mosti, Giovannelli, Chinellato, Mastropasqua, Morra, Mastalli, Cantarutti, Crusco, Crialesi. Questa la formazione che il 26 giugno di 43 anni fa vinse gli spareggi e ancor oggi è una sorta di rosario laico che anche i ragazzini che allora manco erano nati mandano a memoria. Claudio, abile terzino, rimase solo due stagioni all’ombra del vulcano. La seconda fu sportivamente drammatica perché culminata con una retrocessione rovinosa: ultimo posto e record negativi collezionati senza fine.

Ranieri, nuovo dt della nazionale a quasi 75 anni, ha fermato il tempo. Ha provato a ritirarsi più volte. Dopo la salvezza in Serie A ottenuta miracolosamente al timone del Cagliari nel 2024, dopo aver guidato la Roma ancora in panchina. Poi come dirigente. Esperienza, quest’ultima, chiusa con un litigio furibondo con Gasperini che ha di fatto posto fine all’esperienza nel club del suo cuore.